Dl terremoto: prorogato lo stato di emergenza nel centro Italia, rimozione macerie e scuole sono le priorità

Con il Dl terremoto è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020 lo stato di emergenza nelle regioni dell'Appennino centrale colpite dai sismi del 2016

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Entro la fine dell’anno nelle regioni colpite dai terribili terremoti del 2016, su decisione del commissario straordinario e fermo restando il limite delle risorse, dovranno essere aggiornati i piani di rimozione di macerie e quanto altro finito distrutto per via delle scosse, individuando in particolare i siti di stoccaggio temporaneo. E’ quanto stabilito dall’articolo 4 del decreto legge 123 con le disposizioni in materia di accelerazione e completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici. Il decreto è stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore domani, poi sarà la volta del passaggio nelle Camere per la conversione definitiva in legge. L’articolo 4 aggiunge che “in difetto di conclusione del procedimento entro il termine” del 31 dicembre prossimo, “il commissario straordinario puo’ aggiornare comunque il piano, sentito il Presidente della regione interessata”.

Ma non solo. E’ stato anche prorogato fino al 31 dicembre 2020 lo stato di emergenza nelle regioni dell’Appennino centrale colpite dai terremoti del 2016. E con delibere del Consiglio dei ministri adottate ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, “si provvede all’assegnazione delle risorse per le conseguenti attivita’, nei limiti delle disponibilita’ del Fondo per le emergenze nazionali di cui all’articolo 44 del medesimo decreto legislativo n. 1 del 2018“.

Priorità sarà data alla ricostruzione di edifici scolastici. Previsto che se questi edifici scolastici sono ubicati nei centri storici, allora “sono ripristinati o ricostruiti nel medesimo sito, salvo che per ragioni oggettive la ricostruzione in situ non sia possibile“. E “in ogni caso, la destinazione urbanistica delle aree a cio’ destinate non puo’ essere mutata“.