La pianta di fico d’india contiene una sostanza in grado di curare le ustioni, ma non solo: è anche in grado di conservare dipinti e sculture. La sostanza un questione è contenuta in una mucillagine estratta dalle pale di Opuntia, ovvero il comune fico d’india siciliano, le cui proprietà, studiate dal gruppo del Laboratorio Bioprodotti e Bioprocessi del centro Enea Casaccia, coordinato da Loretta Bacchetta, insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), a Biella, sono state illustrate alla Maker Faire Rome 2019. “Si tratta di un esempio di economia circolare del fico d’india, le cui pale sono considerate prodotti di scarto in agricoltura: parliamo di una quantità di 100-150 quintali“, ha spiegato all’ANSA, Bacchetta.
“Nei nostri laboratori, invece, usiamo queste pale per estratte una mucillagine, un composto ricco di vitamina E, sostanze cosmetiche e cicatrizzanti. Sempre dall’opuntia – ha precisato l’esperta – abbiamo ottenuto una biomalta per il restauro delle sculture, che rende il marmo piu’ poroso e meno soggetto a fessurazioni. Inoltre, in collaborazione con il Messico, abbiamo ricavato un biofilm vegetale che, seguendo un’antica tradizione pre-ispanica, puo’ essere applicato sui dipinti, per proteggerli dall’incuria del tempo“.
Il prodotto che si ottiene, fatto essiccare, viene utilizzato da alcune aziende di design per realizzare montature per occhiali. “Grazie alle sue molteplici applicazioni – ha concluso Bacchetta – nel nostro laboratorio amiamo, infatti, parlare del fico d’india come di un tesoro sotto le spine“.


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