Le donne sono particolarmente vulnerabili ai danni prodotti dal fumo per la loro maggiore fragilità fisica, ma nonostante questo il numero delle fumatrici aumenta. L’allarme arriva dal Congresso nazionale dell’Associazione italiana donne medico (Aidm) in corso a Salerno, da una sessione promossa da Philip Morris Italia con PMI Science. L’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia siano 11,6 milioni i fumatori, più di un italiano su cinque. Di questi, 4,5 milioni sono donne, in aumento soprattutto nelle regioni del Sud Italia. “Il fumo fa male a tutti – sottolinea la presidente Aidm Antonella Vezzani – ma in maniera particolare alle donne, più fragili. Gli effetti sono molteplici, dalla salute dei polmoni a quella riproduttiva, con le sigarette che possono danneggiare il feto durante una gravidanza. Purtroppo le donne, nonostante il messaggio sia chiaro, continuano a fumare, anche per i ritmi sempre più stressanti a cui sono sottoposte. Pur essendo loro che si prendono cura della salute della famiglia trascurano la propria”.
Le sigarette, ha sottolineato Maria Sole Chimenti, Professore associato presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Presidente ReDO – Associazione delle Donne Reumatologhe, influiscono anche sul rischio di artrite reumatoide, una malattia estremamente diffusa tra le donne. “Nel caso specifico dell’artrite reumatoide, tipica malattia di genere, i dati – spiega – indicano come l’abitudine al fumo aumenti il rischio di sviluppare tale patologia. Si evidenzia inoltre come le modifiche negli stili di vita, come lo smettere di fumare, possano ritardare o addirittura prevenire l’insorgenza della patologia“. Sulle possibili alternative alle sigarette, sottolinea Vezzani, il giudizio è sospeso. “Adottare un cambiamento è positivo, vuol dire che c’è una consapevolezza del problema e una volontà di arrivare a smettere. Ma è ancora presto per quantificare i possibili effetti positivi“.
“Troppo spesso la differenza biologica tra uomo e donna è stata ignorata in medicina, così come la diversa incidenza di alcune patologie rispetto ad altre” ha spiegato la Dott.ssa Vezzani. “Il fumo di sigaretta è senza dubbio emblematico in questo senso: diversi studi hanno già dimostrato una risposta differente delle donne rispetto agli uomini e negli ultimi 15 anni le diagnosi di tumore al polmone nelle donne sono aumentate del 45%. Nelle donne la potenza del fattore di rischio causata dal fumo è più elevata.”


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