“Sta aumentando in Italia la consapevolezza dell’importanza della vaccinazione contro l’influenza. Purtroppo dal 2009, con la pandemia influenzale e innegabili errori comunicativi, avevamo avuto un raffreddamento di interesse nei confronti di questa importante forma di prevenzione, ma credo che oggi stiamo recuperando terreno”. A sottolinearlo Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’università di Pisa.
“Gli anziani – evidenzia all’AdnKronos Salute, oggi a Perugia a margine del 52° congresso della Società italiana di igiene (Siti) – cominciano a vaccinarsi di più, abbiamo superato la soglia del 50% anche se siamo ancora lontani dagli obiettivi internazionali del 75%. Quello su cui dobbiamo lavorare molto sono le altre categorie: oggi in Italia purtroppo tante persone non anziane, magari giovani adulti ma a rischio perché cardiopatici, diabetici o nefropatici, non sanno di doversi vaccinare, non sanno di essere a rischio di influenza grave. Un altro gruppo su cui stiamo lavorando molto, insieme ai ginecologi, sono le donne in gravidanza la: le future mamme devono sapere che c’è questa opportunità di prevenzione, per loro e per il loro bambino, perché vaccinarsi in gravidanza si è visto che diminuisce il rischio di influenza grave anche nel neonato: influenza e pertosse sono le due vaccinazioni che stiamo cercando di proporre il più possibile in questa categoria”.
“Anche la vaccinazione antinfluenzale universale del bambino piccolo, anche se sano – aggiunge Lopalco – nel nostro Paese stenta a entrare nella cultura sanitaria. Certo, sarebbe un impegno di sanità pubblica non indifferente quello di vaccinare tutti i bambini ogni anno, però è un capitolo che si sta aprendo e si potranno fare passi in avanti soprattutto con l’arrivo dei vaccini spray nasali, molto più accettati dai più piccoli. Siamo in attesa delle evidenze scientifiche”, conclude.
