Notifiche sul cellulare in piena notte: cosa succede al corpo quando non resisti alla tentazione di guardare

Dagli incidenti alla salute mentale: le notifiche dei cellulari interrompono il sonno notturno, e possono avere conseguenze serie quando siamo svegli

Le notifiche dei cellulari, che di notte teniamo sul comodino, interrompono il sonno, e possono avere conseguenze serie nelle ore in cui siamo svegli, aggravando i rischi di incidenti automobilistici, di errori sul lavoro e di salute mentale: lo ha rilevato una ricerca della Flinders University di Adelaide, presentata in occasione della conferenza dell’Australasian Sleep Association (ASA) in corso a Sydney.

Il presidente dell’ASA Peter Eastwood ha affermato che l’analisi conferma il parere degli esperti, secondo cui tenere dispositivi elettronici in camera da letto rischia di disturbare il sonno e di avere conseguenze sul giorno successivo.

Quando arriva un notifica, “la tentazione di guardare è enorme“, spiega la responsabile della ricerca, Sarah Appleton, dell’Institute of Sleep Health della Flinders University di Adelaide. “E’ un problema realmente difficile da affrontare, perché è pervasivo e radicato nella popolazione“. Secondo gli autori, aumenta la probabilità di commettere errori, di addormentarsi sul lavoro, o di rinunciare per stanchezza ad attività sociali, e si possono riscontrare bassi livelli di energia, di benessere mentale e di motivazione.

Si è rilevato che una persona su 5 in Australia viene svegliata almeno 2 volte a settimana da notifiche (messaggi o social media), o si sveglia per inviarli: tutto ciò avviene ogni notte per una persona su 20.
I ricercatori hanno interpellato oltre 2mila persone tra 18 e 90 anni, chiedendo come utilizzavano cellulari, computer e tablet dopo essere andati a dormire. Circa il 23% di coloro che hanno usato gli smartphone almeno 2 volte a settimana dopo essersi addormentati, ha riportato di aver avuto di recente un incidente d’auto, o di averlo mancato per poco, in confronto al 2% di chi ha dormito tranquillamente. Lo studio ha tenuto conto di disturbi esistenti del sonno, di età e sesso.