Da anni gli studiosi si interrogano sulle origini dell’orgasmo femminile e sulle sue dinamiche, in particolare le motivazioni biologiche che portano le donne a raggiungere l’apice del piacere. Un recente studio condotto dall’Università di Vienna è forse giunto ad una conclusione che può aiutare a comprendere maggiormente le cause dell’orgasmo femminile, suggerendo che esso si sia evoluto nei primi esseri umani per indurre l’ovulazione durante un rapporto sessuale.
Secondo questa tesi, dunque, gli orgasmi erano anticamente necessari per la sopravvivenza stessa delle specie, ovvero per innescare l’ovulazione proprio durante il rapporto sessuale, cosa che accade tuttora in molti animali come conigli, furetti, gatti e cammelli. Gli esseri umani, invece, con l’evoluzione hanno iniziato ad ovulare una volta sola in un ciclo regolare, che è di circa 28 giorni. “L’esistenza dell’orgasmo femminile è intrigante per due motivi: da un lato, l’orgasmo femminile non è necessario per il successo riproduttivo femminile e, dall’altro, questo riflesso neuroendocrino è troppo complesso per essere un incidente evolutivo“, spiegano i ricercatori. “Neuroendocrino” significa, per gli studiosi, che presenta una combinazione di stimolazione dei nervi e produzione di ormoni.
Ciò che è ormai certo, grazie a questo studio, è che l’orgasmo induceva l’ovulazione e che questo è “un meccanismo che esiste ancora in molti animali ma che ha perso il suo ruolo in altri“. Per i ricercatori “questa scoperta aiuta a interpretare aspetti della sessualità femminile altrimenti difficili da spiegare, come il basso tasso di orgasmo femminile durante il rapporto sessuale“. Studi precedenti hanno suggerito anche che siano stati proprio i cambiamenti evolutivi a rendere più difficile per le donne raggiungere l’orgasmo. Basti pensare al clitoride, che per la maggior parte delle donne è quello che ha bisogno di essere stimolato per raggiungere l’orgasmo, e che si è spostato nel tempo in una posizione meno centrale, proprio per non riceve più la stimolazione diretta durante la penetrazione.


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