Esondazioni, frane, due morti, strade chiuse e allagamenti. E’ un bollettino di guerra quello che arriva dal nord Italia e in particolare da Piemonte, Liguria e Lombardia, regioni per le quali ieri la Protezione Civile aveva emanato l’allerta meteo. Sono fenomeni naturali – si potrebbe affermare senza nascondere una certa vena fatalista – che possiamo farci noi? Che potere abbiamo noi poveri esseri umani?

Una delle tante interviste in merito risale al 6 settembre scorso, quando il geologo Antonio Moretti ci disse: “Dobbiamo accettare che il nostro Paese è periodicamente soggetto a varie catastrofi naturali che hanno colpito, e colpiranno nuovamente, il nostro giovane Appennino e le regioni adiacenti. Parleremo quindi di terremoti, ma gli stessi ragionamenti valgono anche per altri eventi spiacevoli che possono colpire la nostra società, naturali e non”.
“Il Terremoto tornerà, tornerà la Guerra, il Vesuvio esploderà e la Pianura Padana sarà nuovamente devastata da alluvioni catastrofiche. Forse con il progredire delle conoscenze e della tecnica sarà possibile avere indicazioni ed allarmi con un certo anticipo, ma se nel frattempo non ci saremo preparati sarà completamente inutile. Quando arriverà saremo soli”, aveva concluso l’esperto. Per approfondire leggi l’intero articolo:
“Il terremoto tornerà, il Vesuvio esploderà e la Pianura Padana sarà devastata da alluvioni catastrofiche”: il geologo lancia l’allarme
Perché è semplice, per chi amministra un ente pubblico, chiedere aiuto dopo, a danno fatto. Meno facile, ma molto più proficuo, è correre ai ripari prima mettendo in sicurezza le zone critiche in ‘tempo di pace’, ovvero prima che si verificano disastri ambientali come quello che sta colpendo il nord Italia. La politica non può e non deve prescindere dalla scienza, ovvero da tutti quegli esperti che hanno contezza di quali siano i problemi e le criticità, e soprattutto sanno come poterli risolvere prima che i morti e le alluvioni diventino incontrollabili.
