Donne, ma anche anziani, soprattutto al Centro-Sud e nelle isole. Sono le vittime del disagio mentale, un problema in crescita nel nostro Paese, che assorbe risorse del sistema sanitario e grava su società e famiglie. Tra i problemi più diffusi, c’è la depressione. In Italia almeno 2,8 milioni di over 15 presentano sintomi depressivi, 1,3 milioni dei quali con sintomi del disturbo depressivo maggiore.
Sono questi, in estrema sintesi, i dati del Focus sul disagio mentale prodotti dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che opera all’interno di Vithali, spin off dell’Università Cattolica, presentato alla vigilia della Giornata mondiale per la salute mentale che si celebra domani, giovedì 10 ottobre.

Il ‘male di vivere’ colpisce le persone più vulnerabili sul fronte socio-economico, e i divari territoriali osservati permangono anche a parità di livello di istruzione e condizione economica, a conferma dello svantaggio delle regioni del Centro-Sud ed Isole rispetto alle aree del Nord. Il 25,4% delle persone adulte con questi problemi soffre di limitazioni importanti nello svolgimento delle attività quotidiane. I disturbi che impattano di più sono il calo di concentrazione (57,4%) e la minore resa (57,7%).
Non stupisce che le persone affette da depressione e ansia cronica grave facciano ricorso più frequentemente alle cure dei medici di medicina generale e degli specialisti. Durante l’anno, oltre il 93% si rivolge almeno una volta al dottore di famiglia contro circa l’86% degli altri malati cronici; mentre va dallo specialista circa il 75,2% delle persone con depressione e ansia grave contro il 64,2% delle persone con altre patologie croniche. Ogni anno circa 800 mila utenti si rivolgono ai Dipartimenti di salute mentale, assistiti negli ambulatori o nelle strutture residenziale o semi residenziale.
Quanto ai dati di mortalità, il focus segnala un significativo incremento di alcune forme del disagio mentale: dal 2003 al 2016 i decessi per demenza sono passati da 7.739 a 19.844, un fenomeno “non correlato solo all’invecchiamento della popolazione”, spiegano gli esperti.
“Il Ssn ha di fronte una nuova sfida con la quale misurarsi – afferma Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica e direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane – e tra le possibili strategie di intervento va annoverato il rafforzamento dell’assistenza primaria e dei rapporti ospedale-territorio. Sarà necessaria anche una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali, insieme ad una migliore differenziazione dell’offerta sulla base dei bisogni dei pazienti, riducendo i troppi letti in residenze e comunità, diventate in gran parte cronicari, spostando i fondi verso i servizi di comunità e aiutando le persone a restare nel proprio ambiente di vita”.