Mini satelliti in orbita per illuminare pubblicità nel cielo notturno: dal 2021 potrebbe iniziare l’era dello space advertising [VIDEO]

Le pubblicità, che potrebbero essere annunci o messaggi su un’area visibile di 50km², sarebbero visibili da ogni punto del pianeta con un "potenziale pubblico di 7 miliardi di persone"

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Ormai il mondo sembra essere inondato in ogni dove da pubblicità di ogni tipo, ma una startup russa punta a spingersi persino oltre. La Start Rocket pianifica di utilizzare sciami di minuscoli satelliti che riflettono la luce per creare grandi cartelloni pubblicitari nello spazio. Le prime pubblicità spaziali potrebbero prendere il loro posto nel cielo entro il 2021. Le pubblicità sarebbero un po’ come lo skytyping (il risultato del volo sincronizzato con estrema precisione di un team di piloti acrobatici) ma nell’orbita bassa invece che nell’atmosfera. Le pubblicità, che potrebbero essere annunci o messaggi su un’area visibile di 50km², sarebbero visibili solo di notte e per circa 6 minuti alla volta (vedi video in fondo all’articolo), ma potrebbero essere visti da qualsiasi posto sul pianeta, quindi con “un potenziale pubblico di 7 miliardi di persone”, secondo la compagnia.

pubblicità spazio
Credit: Start Rocket

Le pubblicità sarebbero create da una serie di piccoli satelliti, ognuno equipaggiato con una vela riflettente dal diametro di circa 9 metri. Orbitando ad un’altitudine di circa 450km, la luce del sole verrebbe riflessa da queste vele per formare parole o loghi luminosi visibili da terra. La compagnia ha già un prototipo di satellite e i test iniziali della pubblicità nello spazio potrebbero partire all’inizio del prossimo anno, ha confermato Vlad Sitnikov, CEO di Start Rocket a NBC News. Sitnikov ha affermato che il piano della pubblicità spaziale è stato ispirato dal satellite a palla da discoteca lanciato in orbita nel gennaio 2018 da Rocket Lab. Il satellite “Humanity Star”, messo in orbita come un progetto artistico orbitante, ha girato intorno al pianeta per due mesi prima di bruciare nell’atmosfera durante la sua discesa verso la Terra. Sitnikov ha affermato che l’audacia del progetto Humanity Star l’ha spinto a chiedersi: “E se inventassimo un nuovo media, il primo media in orbita?”. Sitnikov ha spiegato che i satelliti potrebbero restare in orbita fino ad un anno, dopo il quale sarebbero rimossi da remoto dall’orbita per bruciare nell’atmosfera.

Non tutti, però, condividono l’entusiasmo di Sitnikov per l’aggiunta alla popolazione di oggetti artificiali nell’orbita terrestre, che già conta 1.400 satelliti in funzione. “Mettere più satelliti lassù causerà più opportunità di collisione e non vogliamo che succeda. Il mio più grande problema è che questi oggetti diventeranno spazzatura spaziale. Non serviranno a nessun obiettivo utile che non sia la pubblicità. Non sono affatto un grande fan”, ha detto John Crassidis, professore di ingegneria meccanica e aerospaziale dell’University of Buffalo. Dai satelliti defunti a parti di razzi e strumenti, ci sono già abbastanza detriti in orbita. Il Dipartimento di Difesa americano traccia oltre 500.000 pezzi di detriti spaziali in orbita intorno alla Terra.

Il piano della startup russa potrebbe creare anche preoccupazioni scientifiche. “Troveremmo la dura risposta della comunità astronomica e scientifica. Gli scienziati sosterranno che questa luce riflessa interferisce con l’abilità di studiare i cieli. E se interferisce con la scienza, è dannoso”, ha detto Joanne Gabrynowicz, esperta di diritto spaziale e professoressa emerita dell’University of Mississippi di Oxford. Per non parlare delle possibili interferenze con la sicurezza aerea. Poi i satelliti provocherebbero inquinamento luminoso, che può influenzare la salute mentale umana e il comportamento di piante e animali.

Ma quello di Start Rocket non è l’unico progetto di questo tipo. Una startup giapponese pianifica il lancio di una coppia di microsatelliti per creare stelle cadenti a comando.

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Nonostante le critiche, Sitnikov rimane imperterrito: “Stiamo sviluppando un nuovo mezzo. All’inizio della televisione, a nessuno piacevano le pubblicità”. Gli Stati Uniti hanno vietato la pubblicità spaziale nel 1993, ma Gabrynowicz afferma che non esiste un divieto simile in Russia.