Gli scienziati greci hanno scoperto la vera causa della morte di Alessandro Magno: non morì per malaria o polmonite

Un team di ricercatori studia instancabilmente da quasi 25 anni gli ultimi giorni di vita di Alessandro Magno e ora è giunto finalmente ad una conclusione sulla sua morte

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Tra il 334 e il 323 a.C., Alessandro Magno, grande comandante militare e re dell’antico regno della Macedonia, creò il più grande impero dell’epoca. Il suo regno si estendeva dalle attuali Grecia, Bulgaria e Turchia fino a Siria, Libano, Israele, Egitto, Iraq, Iran, India e gran parte dell’Asia centrale. Alessandro Magno conquistò tutto questo quando era ancora poco più che trentenne, prima che una malattia lo portasse via in pochi giorni. In precedenza, si pensava che fosse morto per malaria, febbre da tifo o polmonite, ma ora un nuovo studio ha svelato la vera causa della sua morte.

Un team di ricercatori guidato dal Dott. Thomas Gerasimidis dell’Università Aristotele di Salonicco studia instancabilmente da quasi 25 anni gli ultimi giorni di vita di Alessandro Magno e ora è giunto finalmente ad una conclusione: il conquistatore è morto di necrosi pancreatica. Gerasimidis, professore di medicina, ha iniziato a studiare gli ultimi giorni di Alessandro Magno nel 1995, analizzando attentamente i sintomi vissuti dal re macedone così come descritti dagli antichi storici, come Arriano, considerato una delle migliori fonti sulle campagne del conquistatore, e altri come Tolomeo, Plutarco e Quinto Curzio.

Dopo un’attenta analisi, Gerasimidis ha concluso che una grave sepsi, portata da una necrosi pancreatica acuta, ha spezzato la vita del comandante militare. Si ritiene che la malattia sia stata provocata da calcoli biliari e dalla passione di Alessandro Magno per alcol e pasti pesanti. “La comparsa dei sintomi è stata caratterizzata da un forte dolore addominale dopo un abbondante pasto e vino, seguita da febbre e un progressivo e fatale peggioramento per 14 giorni”, ha spiegato Gerasimidis. Secondo le fonti dei ricercatori, nel primo giorno della sua malattia, che lo colpì in Babilonia (l’attuale Iraq) mentre stava pianificando la conquista di Cartagine, Alessandro avvertì un forte dolore addominale ed ebbe la febbre, che portarono i dottori a farlo vomitare per poi optare per bagni freddi per abbassare la temperatura. Ma la febbre, la sudorazione e i brividi del conquistatore continuavano, peggiorando alla fine in difficoltà respiratorie, spossatezza, ittero e delirio. Dopo 14 giorni, il 13 giugno del 323 a.C., Alessandro Magno morì di grave sepsi all’età di 32 anni, afferma Gerasimidis.

Altre ipotesi respinte

L’esperto, che definisce l’approccio utilizzato nello studio come “medicina basata sull’evidenza”, ha anche respinto altre ipotesi riguardo la fine del conquistatore. Per esempio, ha fatto notare che la malaria solitamente non provoca la morte così velocemente o con i sintomi osservati nel caso di Alessandro. La polmonite causa raramente dolore addominale e la febbre da tifo e il virus del Nilo occidentale sono stati esclusi a causa della mancanza di sintomi adeguati. L’esperto ha anche respinto una teoria, proposta di recente, secondo cui Alessandro soffrisse di sindrome di Guillain-Barré, un raro disturbo autoimmune in cui il sistema immunitario attacca il corpo, provocando sintomi che vanno dalla debolezza degli arti al collasso degli organi, per finire in completa paralisi. Ma Gerasimidis afferma che la febbre alta e il dolore addominale erano i principali sintomi mostrati da Alessandro, secondo le registrazioni.

Infine, l’esperto ha sfidato anche la teoria secondo cui Alessandro potrebbe essere stato avvelenato, dicendo che considerata la primitiva natura dei veleni disponibili all’epoca, il re sarebbe morto entro poche ore, piuttosto che vivere e soffrire per 14 giorni.

La lunga conquista di Alessandro Magno portò alla diffusione della cultura, della lingua e dell’influenza greca su gran parte del Medio Oriente, dell’Impero Persiano, dell’Asia occidentale e dell’Africa nordorientale. Il suo regno generò il periodo ellenistico, durante il quale territori a migliaia di chilometri di distanza erano sotto l’influenza greca. A lui si deve anche la creazione di diverse città, come Alessandria d’Egitto, la costruzione di grandi templi e l’aumento del commercio tra Europa ed Asia.