Ancora scuole chiuse per allerta meteo: l’emblema del degrado di un sistema malato

Perché fino ad una ventina di anni fa si andava a scuola con pioggia, neve, grandine e ora gli amministratori sono costretti a chiudere le scuole per evitare danni, o peggio ancora morti?

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Le allerte meteo si susseguono una dopo l’altra. In ogni stagione e a prescindere dalla zona d’Italia nella quale ci si trovi. Parlando di questi giorni, fino ad oggi è toccato al nord, ma già da questa notte il maltempo si sposterà al sud, tanto che la Protezione Civile ha emesso qualche ora fa un pesante avviso di condizioni meteorologiche avverse e molti sindaci hanno deciso di chiudere le scuole, soprattutto in Sicilia dove il rischio idrogeologico è come sempre molto alto.

Ma perché accade tutto questo? Perché fino ad una ventina di anni fa si andava a scuola con pioggia, neve, grandine e ora  gli amministratori sono costretti a chiudere le scuole per evitare danni, o peggio ancora morti? La risposta sta, come spesso accade, nel sistema che non funziona. Sta nella mancata messa in sicurezza, nella mancata presa di responsabilità da parte degli organi preposti e da parte di chi dovrebbe prevenire. Amministrazioni locali, governo centrale, tutti dovrebbero concorrere a fare la propria parte, gomito a gomito con esperti, geologi e meteorologi, per ridurre al minimo i pericoli in caso di forte maltempo, come quello previsto al sud Italia per le prossime ore, o come quello che ha colpito il nord fino a ieri.

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In Liguria, Piemonte e Toscana, in particolare, molti sindaci hanno dovuto necessariamente chiudere le scuole. I pericoli erano tanti: smottamenti, frane, alluvioni. Eppure le polemiche, da parte di genitori che sempre più spesso vedono le scuole come ‘parcheggi’ per i figli, hanno preso piede sia davanti alle scuole che sui social o sulle chat di WhatsApp. Il problema, che molte mamme e molti papà ancora non hanno compreso, è che non è l’allerta meteo a determinare la scuola chiusa, ma la valutazione del rischio idrogeologico. E valutare il rischio idrogeologico non è di certo compito dei genitori.

E’ necessario dunque porre la questione su due piani: l’allerta meteo e il rischio idrogeologico.

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Per quanto riguarda l’allerta meteo, essa viene emessa in caso di previsioni di condizioni meteorologiche avverse, e su questo nessuno ha potere, perché si tratta di fenomeni naturali. Diverso è il discorso per il rischio idrogeologico, il quale, sebbene dipenda anche da fattori naturali, è molto spesso condizionato dall’azione dell’uomo. E ridurre questo rischio non solo è possibile, ma dovrebbe diventare uno degli obiettivi primari nel nostro paese, dove i pericoli sono altissimi e aumentano ogni anno di più.

Eppure, nonostante questo, le politiche lungimiranti e di largo respiro volte a limitare danni in questo senso sono sempre scarse e insufficienti. Di conseguenza, ogni qualvolta si prospetta una pesante allerta meteo, molti sindaci sono costretti a chiudere le scuole per evitare vittime. Una costrizione assurda, ma dovuta al fatto che il sistema italiano è una sorta di colabrodo: non si riesce a mettere in sicurezza prima, e dunque si contano i danni dopo, ma non solo. Si creano disagi alle famiglie con l’interruzione obbligata delle lezioni e si ‘regalano’ agli alunni giorni di ferie che si tradurranno poi in ritardi sui programmi scolastici.