Tecnologia, realizzato il primo processore quantico a base laser: “grande passo in avanti”

Tecnologia, grande passo avanti verso i computer quantistici

Realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori il prototipo di un processore quantico a base di luce laser. Ad annunciarlo è la rivista Science che ha pubblicato i risultati della ricerca alla quale hanno partecipato ricercatori americani, australiani e giapponesi. I computer quantistici promettono soluzioni rapide a problemi difficili, ma per fare cio’ richiedono un gran numero di componenti quantici e devono essere relativamente privi di errori. Gli attuali processori quantistici sono ancora piccoli e soggetti a errori. Questo nuovo design offre una soluzione alternativa, usando la luce, per raggiungere la scala richiesta per superare i computer classici su problemi importanti. “Mentre i processori quantistici di oggi sono impressionanti, non e’ chiaro se i progetti attuali possano essere scalati fino a dimensioni estremamente grandi”, ha spiegato Nicolas Menicucci, capo investigatore del Center for Quantum Computing and Communication Technology (CQC2T) presso l’Universita’ RMIT di Melbourne, Australia. “Il nostro approccio – continua – inizia con un’estrema scalabilita’ – integrata sin dall’inizio – perche’ il processore, chiamato cluster-state, e’ fatto di luce“. “Per essere utile a risolvere i problemi del mondo reale – ha aggiunto Menicucciun processore cluster-state deve essere sufficientemente grande e avere la giusta struttura di entanglement. Finora, tutte le precedenti dimostrazioni sono fallite su uno o entrambi questi aspetti“, afferma Menicucci. “Il nostro e’ il primo in assoluto ad avere successo in entrambi“. Per creare il cluster-state, i cristalli appositamente progettati convertono la normale luce laser in un tipo di luce quantistica chiamata luce schiacciata, che viene quindi intrecciata in un cluster state da una rete di specchi, fasci di raggi e fibre ottiche. Il design del team consente a un esperimento relativamente piccolo di generare un immenso cluster-state bidimensionale con scalabilita’ integrata. Sebbene i livelli di compressione – una misura della qualita’ – siano attualmente troppo bassi per risolvere problemi pratici, “il design e’ compatibile con gli approcci a raggiungere livelli all’avanguardia” si legge nel comunicato che annuncia la scoperta.

Emilio Santoro: “grande passo in avanti per i computer quantistici”

La ricerca nel settore del calcolo quantistico su computer generalisti ha aggiunto un altro importante tassello, come si puo’ dedurre dall’articolo appena pubblicato da Science“. Lo ha detto all’AGI Emilio Santoro fisico e divulgatore scientifico. “Questa tecnologia innovativa, come e’ ormai risaputo, si basa essenzialmente non piu’ sullo stato duale dell’unita’ basilare di informazione, il bit, (che puo’ valere 0 o 1), bensi’ sul quantum bit, (qubit), che puo’ invece assumere una vasta gamma di valori, secondo criteri basati sulle probabilita‘”. Come nei computer convenzionali che traggono la loro efficienza dalla presenza e dalla potenza di opportuni processori, “cosi’ nella tecnologia quantistica i corrispondenti processori assolvono la medesima funzione, avvalendosi pero’ in questo caso di sistemi fondati su processi quantistici. Uno dei problemi piu’ grandi e’ l’immagazzinamento dei dati senza che lo stato “quantistico” venga perturbato (intrappolamento del qubit per “formare” memoria) o peggio distrutto, assieme alla possibilita’ di trasferire l’informazione alle medesime condizioni non perturbative” ha aggiunto. Uno degli aspetti su cui si fonda la filosofia del calcolo quantistico “e’ certamente l’entanglement. Grazie a questo straordinario fenomeno, lo stato di due particelle, anche lontane a distanze cosmologiche, puo’ essere strettamente correlato. E questa correlazione e’ istantanea“. La difficolta’ degli attuali processori per il calcolo quantistico risiede innanzitutto nella loro non scalabilita’, rendendo complicato il processo di sovradimensionamento. “Questo ovviamente sarebbe risolto con un processore (“cluster”) che sia basato sulla luce laser. Tale tecnologia renderebbe piu’ facile dimensionare lo stato del cluster e garantire al contempo una adeguata struttura per l’entanglement” ha detto Santoro. Finora “gli sforzi non avevano prodotto risultati accettabili in entrambi questi due aspetti. L’articolo descrive il raggiungimento di questo obiettivo per la prima volta” ha concluso.