Marte è un pianeta di grandi contrasti che vanno dai suoi enormi vulcani alle sue profonde gole, passando per i suoi crateri. Il Pianeta Rosso è il grande obiettivo di Elon Musk, fondatore di SpaceX, che intende creare una colonia marziana. Possiamo dire che è il prossimo grande sogno dell’esplorazione spaziale umana, così come lo è stato il primo uomo sulla luna. I piani attuali prevedono prima la costruzione di una stazione orbitante intorno al satellite terrestre, poi la costruzione di una colonia lunare e infine il viaggio verso Marte. Il Pianeta Rosso sarebbe una spettacolare destinazione per i futuri turisti spaziali, una volta stabilita la nostra colonia. I siti di atterraggio per le future missioni saranno necessariamente pianeggianti per questioni di sicurezza e praticità, ma forse potrebbero portare ad interessanti caratteristiche relativamente vicine. Ecco alcune delle località, selezionate da Space.com, che i futuri turisti di Marte potrebbero visitare.
Il Monte Olimpo

Il Monte Olimpo è il vulcano più estremo del sistema solare. Posizionato nella regione vulcanica di Tharsis, ha più o meno le dimensioni dello stato dell’Arizona (oltre 295.000km²), secondo la NASA. La sua altezza di 25km lo rende alto quasi il triplo dell’Everest della Terra (8,9km). Il Monte Olimpo è un gigantesco vulcano a scudo, che si è formato alla lenta discesa della lava lungo le sue pendici. Questo significa probabilmente che sarebbe facile da scalare per gli esploratori del futuro, con la sua pendenza media di solo il 5%. In cima, c’è una spettacolare depressione ampia circa 85km, formata dalle camere magmatiche che hanno perso lava, probabilmente durante un’eruzione, e sono crollate.
I vulcani di Tharsis

Quando i futuri esploratori di Marte scaleranno il Monte Olimpo, varrà sicuramente la pena restare nei paraggi per guardare gli altri vulcani della regione di Tharsis. Tharsis presenta 12 enormi vulcani in una zona ampia circa 4.000km, secondo la NASA. Come il Monte Olimpo, questi vulcani tendono ad essere molto più grandi di quelli sulla Terra, presumibilmente perché Marte ha una attrazione gravitazionale più debole che permette ai vulcani di avere un’altezza maggiore. Questi vulcani potrebbero aver eruttato per due miliardi di anni, ossia metà della storia di Marte. La foto qui a lato mostra la parte orientale della regione di Tharsis, così come rappresentata da Viking 1 nel 1980. A sinistra, dal basso verso l’alto nella foto, si possono vedere 3 vulcani a scudo che sono alti circa 25km: Ascraeus Mons, Pavonis Mons e Arsia Mons. In alto a destra, si intravede un altro vulcano a scudo, chiamato Tharsis Tholus.
La Valles Marineris

Marte non ospita solo il vulcano più grande del sistema solare, ma anche la gola più grande. La Valles Marineris è lunga circa 3.000km, secondo la NASA, ossia circa 4 volte più lunga del Grand Canyon (800km). I ricercatori non sono sicuri di come si sia formata la Valles Marineris, ma esistono diverse teorie. Molti scienziati suggeriscono che quando si formò la regione di Tharsis, contribuì alla crescita della Valles Marineris. La lava che si muoveva attraverso la regione vulcanica ha spinto la crosta verso l’alto, rompendola in fratture in altre aree. Nel corso del tempo, queste fratture hanno formato la Valles Marineris.
I Poli Nord e Sud

Marte ha due regioni ghiacciate ai suoi poli, con composizioni leggermente differenti. Il Polo Nord (foto qui a lato) è stato studiato da vicino dal lander Phoenix nel 2008, mentre le osservazioni del Polo Sud sono opera di orbiter. Secondo la NASA, durante l’inverno, le temperature vicino ai due poli sono così rigide che l’anidride carbonica condensa dall’atmosfera in ghiaccio sulla superficie. Il processo si inverte in estate, quando l’anidride carbonica sublima nell’atmosfera. La CO? sparisce completamente nell’emisfero settentrionale, lasciando una calotta di ghiaccio d’acqua. Ma del ghiaccio dell’anidride carbonica rimane nell’atmosfera meridionale. Tutto questo movimento di ghiaccio ha vasti effetti sul clima di Marte, producendo venti ed altri effetti.
Il Cratere Gale e il Monte Sharp

Reso famoso dall’atterraggio del rover Curiosity nel 2012, il Cratere Gale presenta le prove dell’acqua del passato. Curiosity si è imbattuto nel letto di un corso d’acqua a poche settimane dall’atterraggio e ha trovato altre estese prove di acqua durante il suo viaggio sul fondo del cratere. Curiosity sta ora salendo su un vicino vulcano chiamato Monte Sharp (Aeolis Mons) e cercando caratteristiche geologiche in ognuno dei suoi strati. Una delle scoperte più emozionanti di Curiosity sono state le complesse molecole organiche dell’area, scoperte in molteplici occasioni. I risultati del 2018 hanno annunciato che queste molecole organiche sono state scoperte all’interno di rocce di 3,5 miliardi di anni fa. Inoltre, i ricercatori hanno annunciato che il rover ha trovato anche che le concentrazioni di metano nell’atmosfera cambiano nel corso delle stagioni. Il metano è un elemento che può essere prodotto dai microbi, ma anche da fenomeni geologici, quindi non è chiaro se sia un segno di vita.
Le Medusae Fossae

Le Medusae Fossae sono uno dei posti più strani di Marte. Basti dire che per alcune persone presentano addirittura le evidenze di una specie di schianto di un UFO. La spiegazione più probabile è che sia un enorme deposito vulcanico, circa un quinto delle dimensioni degli Stati Uniti. Nel tempo, i venti hanno scolpito le rocce in bellissime formazioni. Ma i ricercatori avranno bisogno di ulteriori studi per comprendere come questi vulcani abbiano formato le Medusae Fossae. Uno studio del 2018 ha suggerito che la formazione potrebbe essere stata creata da eruzioni vulcaniche immense che si sono verificate centinaia di volte in 500 milioni di anni. Queste eruzioni avrebbero riscaldato il clima di Marte quando i gas serra dei vulcani hanno raggiunto l’atmosfera.
Le Recurring Slope Lineae nel Cratere Hale

Marte presenta strane caratteristiche note come Recurring Slope Lineae, che tendono a formarsi sui lati di ripidi crateri con il caldo. È difficile comprendere cosa siano in realtà. Le foto dal Cratere Hale (ma anche da altre località) mostrano punti dove la spettroscopia ha rilevato segni di idratazione. Nel 2015, la NASA inizialmente ha annunciato che sali idratati devono essere segni di acqua corrente sulla superficie, ma le successive ricerche hanno affermato che le Recurring Slope Lineae potrebbero essere formate da acqua atmosferica o flussi di sabbia. In realtà, dovremmo osservarle da vicino per comprendere la loro vera natura ma qui si presenta un altro problema: se le Recurring Slope Lineae ospitano davvero microbi alieni, non vorremmo avvicinarci troppo in caso di contaminazione. Mentre la NASA cerca di comprendere come procedere con l’analisi sotto i suoi protocolli di protezione planetaria, i futuri esploratori umani potrebbero essere costretti ad ammirare queste misteriose caratteristiche da lontano.
Le “Dune Fantasma” nel Noctis Labyrinthus e nel bacino Hellas

Marte è un pianeta prevalentemente modellato dai venti oggigiorno, poiché l’acqua è evaporata mentre la sua atmosfera si assottigliava. Ma possiamo vedere estese prove dell’acqua del passato, come le regioni delle “Dune Fantasma” trovate nel Noctis Labyrinthus e nel bacino Hellas. I ricercatori sostengono che queste regioni presentassero dune che erano alte decine di metri. Poi, le dune sono state inondate da lava o acqua, che hanno preservato le loro basi mentre hanno eroso le parti superiori. Le antiche dune come queste mostrano come fluivano i venti sull’antico Marte, che a sua volta fornisce ai climatologi alcuni indizi sull’antico ambiente del Pianeta Rosso. In una svolta ancor più emozionante, potrebbero esserci microbi nascosti nelle aree riparate di queste dune, al sicuro dalla radiazione e dal vento che altrimenti le spazzerebbero via.


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