All’inizio del XX secolo, i marinai che navigavano vicino all’Alaska riportarono di aver visto bolle nere che sembravano ribollire dal mare, grandi come la cupola del Campidoglio di Washington D.C.. Non sono stati gli unici marinai a raccontare dello strano fenomeno e non si sbagliavano, fatta eccezione per le bolle, in realtà molto più grandi di quanto avessero considerato.
Bogoslof è il più grande di un ammasso di piccole isole poco elevate che comprende la vetta di un vulcano sottomarino nel sud del Mare di Bering. Il vulcano è alto circa 1.830 metri dal fondale marino, ma si estende solo per un massimo di 91 metri sopra il livello dell’acqua nel suo punto più alto. Nonostante alcune parti fuori dall’acqua, il vulcano non emette lava e altro materiale dalla vetta, bensì dai condotti a circa 100 metri sott’acqua. Quando il vulcano Bogoslof erutta, produce gigantesche bolle che possono raggiungere un diametro di 440 metri, secondo un nuovo studio dell’Osservatorio dei Vulcani dell’Alaska del Servizio Geologico Statunitense (USGS), condotto dal geofisico John Lyons e pubblicato su Nature Geoscience. Queste bolle avrebbero, dunque, un volume immenso tale da “ingoiare” facilmente molteplici Piramidi di Giza. Le bolle, inoltre, sono piene di gas vulcanici, quindi quando esplodono, creano nubi vulcaniche a molti chilometri di altezza nell’aria, spiega Lyons. Queste nubi vulcaniche sono state catturate in immagini satellitari dopo l’ultima eruzione del vulcano Bogoslof nel 2017. Le bolle, invece, non sono mai state fotografate.
Durante l’eruzione, qualcosa emetteva segnali a bassa frequenza chiamati infrasuoni – suoni al di sotto del livello che gli umani riescono a sentire – che duravano fino a 10 secondi. Lyons e il suo team, che monitorano regolarmente i vulcani attivi in Alaska, hanno rilevato questi segnali nei loro dati. Ma “ci è servito un po’ per capire cosa fossero”, ha detto Lyons a Live Science. È stato solo dopo aver ricercato nella letteratura che il team ha raggiunto l’ipotesi che il suono fosse il “respiro” di gigantesche bolle di gas che crescono all’interno del magma del vulcano in eruzione.

Un modello al computer, poi, ha spiegato cosa stava succedendo. Nel modello, una bolla esplode da una colonna di magma sott’acqua e inizia a crescere. Quando raggiunge la superficie del mare, emerge sotto forma di una semisfera e continua a crescere ad una velocità maggiore nella minore densità dell’atmosfera. Alla fine, la pressione esterna alla bolla supera quella interna e la bolla inizia a contrarsi. Il suo involucro poi diventa instabile e si rompe, causando l’esplosione. Quando questo avviene, il gas vulcanico (vapore acqueo, diossido di zolfo e anidride carbonica) viene rilasciato in parte nell’acqua, dove interagisce con la lava, producendo cenere e nubi vulcaniche, spiega Lyons.

Il team ha ipotizzato che il rumore a bassa frequenza scaturisce dalla crescita e dall’oscillazione di ogni bolla e il segnale ad alta frequenza rappresenta l’esplosione. “Queste eruzioni sottomarine esplosive superficiali sono molto rare. C’è molto vulcanismo sottomarino, ma la maggior parte di esso avviene in acque molto molto profonde e tutta quella pressione extra tende a sopprimere l’esplosività delle eruzioni”, ha aggiunto Lyons. Tuttavia, ci sono molte domande ancora da spiegare e i risultati sono limitati dalla metodologia. Non è chiaro, per esempio, che aspetto abbia l’acqua intorno alla bolla, se sia acqua marina o appaia come cemento fresco.
“Immaginate la violenza di un’eruzione vulcanica normale, però poi aggiungeteci un sacco di acqua”, conclude l’esperto. Insomma, un’altra conseguenza pazzesca che si aggiunge alla lista dei fenomeni legati alle eruzioni vulcaniche sottomarine, come vasti campi di vetro vulcanico, zattere di pietra pomice, fugaci isole emergenti e i rapidi ecosistemi che permettono.


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