Acqua alta a Venezia, negoziante dell’isola Pellestrina: “Spaventoso, temevamo di morire”

"Ora non c'è più acqua ma è tutto andato: i frigoriferi, le forniture, tutto. Era impossibile salvare qualcosa ieri. L'acqua non la fermi in nessun modo"

È stato spaventoso, sul serio. Mio padre e mio fratello sono corsi in negozio cercando di salvare il salvabile ma avevano l’acqua al bacino e c’era una corrente e un vento che ti portava via… hanno faticato tantissimo per restare in piedi e non essere trascinati via insieme alla marea“, ha dichiarato la figlia del titolare della Gelateria ‘Le Meraviglie di Alice’ di Pellestrina. “Ora non c’è più acqua ma è tutto andato: i frigoriferi, le forniture, tutto… Era impossibile salvare qualcosa ieri. L’acqua non la fermi in nessun modo e sia mio padre che mio fratello hanno avuto la netta impressione che sarebbero potuti morire cercando di salvare il negozio. Di fronte a noi c’è un peschereccio che ieri notte galleggiava molto sopra la linea della banchina. Sarebbe bastata una cima allentata o rotta e li avrebbe schiacciati“, ha aggiunto. Da circa tre ore la situazione inizia lentamente a tornare alla normalità anche nell’isola veneziana forse più duramente colpita dall’eccezionale ondata di marea che ha colpito ieri notte Venezia.

Incubo acqua alta a Pellestrina, isola in ginocchio: “Ho pensato che fosse arrivata la mia fine”

Venezia

L’acqua continuava a salire, il vento a soffiare impetuoso. Ho pensato di scappare, ma dove? Poi guardando la marea ho temuto il peggio e mi sono detto: questa è la fine“. Sono le parole di Maurizio Vianello all’ANSA su quanto accaduto la notte scorsa a Pellestrina. Qui, dove si è registrata una vittima – un uomo morto folgorato nel tentativo di far partire la pompa idraulica – sono state ore da incubo mentre il livello saliva. Vianello è titolare dell’Ostaria La Rosa, un locale sulla spiaggia aperto durante la bella stagione. “Eravamo fuori, stavamo chiacchierando con amici, quando improvvisamente verso le 21.30 ci siamo accorti di qualcosa di strano. Le onde della laguna hanno iniziato ad essere sempre più alte, spinte dal vento di libeccio”, ha detto. Pochi attimi ed è stato l’inferno. “Nel giro di dieci minuti, eravamo sotto 70 centimetri di acqua”, ha aggiunto. L’apprensione è diventata paura quando le pompe idrovore non ce l’hanno più fatta a buttar fuori la marea. Tutti sono andati a mollo, l’energia elettrica è saltata e l’isola è stata avvolta da un silenzio surreale, rotto solo dalla rabbia delle raffiche di vento. Nonostante gli sforzi, l’osteria si è completamente allagata. “L’acqua è entrata con violenza, ha scardinato saracinesche, sfondato porte, distrutto tutto al suo passaggio”, ha descritto. Solo il locale di Mario conta danni per almeno 20 mila euro. “Siamo ancora senza corrente, le linee telefoniche non funzionano. Abbiamo visto arrivare alcuni uomini della Protezione civile ma qui siamo ancora isolati da tutti”, ha detto. Quando ci fu l’Acqua Granda, il 4 novembre del 1966, Maurizio aveva 8 anni. “Me la ricordo bene, fu impressionante ma la paura di ieri è stata un’altra cosa, ben peggiore. Quelle raffiche di vento non le dimenticherò più”, ha concluso.