Riflettori puntati sulla curcuma: sebbene il suo effetto antiossidante sia comprovato scientificamente, in passato è stato segnalato un incremento esponenziale dei casi riportati in Italia di epatopatia ad impronta colestatica associata all’assunzione di integratori contenenti curcumina. Una rinnovata consapevolezza delle proprietà benefiche dei prodotti naturali ha fatto sì che negli ultimi anni si siano imposti sul mercato come alternativa ai farmaci per la cura di disturbi e patologie di carattere neoplastico, infiammatorio ed anche nelle malattie del fegato. Curarsi in modo naturale in linea di principio non è sbagliato – basti pensare che più della metà dei prodotti farmaceutici deriva da prodotti naturali – ma è fondamentale evitare il “fai-da-te” e affidarsi a degli specialisti competenti, soprattutto in caso di patologie severe. All’interno di questo nuovo scenario la curcumina ha assunto un ruolo importante.
“La curcuma come spezia si presenta come una polvere gialla derivata dalla radice essiccata della Curcuma longa e, in diverse ricerche, ha dimostrato di avere proprietà antinfiammatorie e, in alcuni casi, addirittura antitumorali. Viene definita antiossidante perché in grado di proteggere le cellule dell’organismo dall’aggressione dei cosiddetti radicali liberi,” spiega Antonio Picardi, responsabile dell’unità operativa di medicina clinica ed epatologia del Campus Biomedico di Roma, sul Magazine della Fondazione Veronesi.
“Abitualmente si utilizza come aroma alimentare ed è molto diffusa in Oriente e nel Subcontinente Indiano, insieme ad altre spezie per dare gusto e di palatabilità agli alimenti. Nel tempo si è poi scoperto che l’associazione della curcuma ad altre spezie potrebbe «potenziare» gli effetti protettivi su cellule ed organi. Infatti, l’assunzione della curcuma insieme al pepe nero, al peperoncino piccante e all’olio di oliva rende il principale componente biologicamente attivo della curcuma (la curcumina) molto più assorbibile a livello intestinale. Di fatto, soltanto in questo modo la curcumina assorbita dall’intestino può raggiungere il fegato e gli altri organi periferici.”
“Quando si passa dall’uso di un derivato vegetale come spezia alimentare all’uso come farmaco o integratore, – prosegue l’esperto – si compiono almeno due passaggi importantissimi che possono influenzare significativamente gli effetti finali della stessa sostanza. Il primo è la purificazione – quando possibile e se identificata – della sostanza responsabile dei principali effetti o del principio attivo (in questo caso la curcumina), con il raggiungimento di diversi gradi di purezza. Il secondo passaggio è quantitativo, ovvero la dose di sostanza somministrata (e assorbita) deve essere sufficientemente elevata, affinché una quantità adeguata di sostanza possa raggiungere gli organi bersaglio. Si parla, per l’appunto, di dosi farmacologiche.
Se per l’uso in cucina l’assorbimento intestinale di una sostanza è indifferente, “quando ipotizziamo un uso farmacologico è fondamentale assicurare che la sostanza ingerita sia assorbita e possa raggiungere gli organi su cui esercita i suoi effetti. Ed è importante che la quantità che raggiunge l’organo bersaglio sia sufficientemente elevata. Questo spiega perché se uso una sostanza come spezia di solito sono sufficienti piccole quantità, mentre per l’uso farmacologico abitualmente sono indicate quantità molto più elevate. Inoltre, conviene assicurare un adeguato assorbimento a livello intestinale, unendo al principio attivo altre sostanze che lo favoriscano o ne riducano la degradazione (eccipienti o cofattori).
Per esempio, la quantità di curcuma consigliata per la sapidità degli alimenti è di circa 10 grammi al giorno (corrispondenti a 200 milligrammi di curcumina). Al contrario, gli integratori a base di curcumina possono arrivare a contenere il 95 per cento di sostanza attiva (in una compressa da un grammo ci sono 950 milligrammi di curcumina, stando ai livelli di purezza dichiarati su alcune confezioni). Questo significa che, nel passare dall’uso alimentare della curcuma all’uso della curcumina purificata negli integratori, si ottiene una esposizione alla sostanza attiva di circa cinque volte maggiore. Inoltre, per assicurare l’assorbimento intestinale e quindi l’efficacia come farmaco, gli integratori associano spesso estratti di pepe nero che ne aumentano l’assorbimento intestinale di almeno venti volte rispetto alla assunzione della sola curcumina.
In attesa del pronunciamento delle autorità di vigilanza ministeriale che per prudenza hanno sconsigliato gli integratori alimentari a base di curcumina e in attesa degli studi che possano confermare la tossicità epatica della curcumina – conclude l’esperto – possiamo rassicurare sull’uso della curcuma come spezia alimentare anche associata a pepe nero o peperoncino. Ma, per il momento, è sconsigliato l’uso degli integratori ad alta dose di curcumina.”


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