Diabete mellito: qual è la prima complicanza, segnale di allarme di altre patologie

Una particolare patologie è la prima complicanza del diabete mellito ed è anche causa significativa di cecità

MeteoWeb

Nonostante la perdita della vista sia temuta due volte tanto rispetto ad altre complicazioni comuni del diabete (vedi malattie cardio-cerebro-vascolari), solo un quarto dei diabetici parla con il proprio medico dei problemi di visione2. Anche se 1 persona con diabete su 31 sviluppa nel corso della propria vita una qualche forma di perdita visiva, 1 su 52 ritiene che questo problema rientri nel naturale processo di invecchiamento.

In realtà nei diabetici le malattie degli occhi, come la retinopatia diabetica, se diagnosticate precocemente possono essere trattate con successo.

Parlando di prevenzione della patologia, come prima cosa, è indispensabile prevenire il diabete nell’adulto con una radicale modifica del proprio stile di vita. Ma se la malattia fosse già conclamata, è opportuno recarsi da uno specialista per escludere o meno l’insorgenza della retinopatia diabetica. È importante creare consapevolezza che questa patologia è la prima complicanza del diabete mellito ed è causa significativa di cecità, se non adeguatamente trattata, oltre ad essere un segnale di allarme per l’insorgenza di altre complicanze cardiocerebrovascolari, che possono avere esiti infausti.

Nel quadro clinico della retinopatia diabetica, che interessa globalmente circa il 30% della popolazione con diabete, la causa principale del calo visivo progressivo è l’edema maculare diabetico (DME), che si verifica quando nei pazienti i vasi sanguigni della retina riversano fluidi e proteine nella macula (la zona centrale della retina), provocando un ispessimento della stessa.

I dati della prevalenza dell’edema maculare diabetico possono variare fortemente. Alcune stime suggeriscono che nel 2010 circa 21 milioni di persone al mondo soffrivano di DME e questa prevalenza aumenterà fino a raggiungere i 33 milioni entro il 2030.

Si tratta di una malattia cronica e, come tale, richiede un maggior impegno nel trattamento. Il fatto, poi, che si manifesti lentamente, fa sì che la diminuzione progressiva della visione, a volte, venga percepita meno. In questa situazione, è importante la tempestività della diagnosi della malattia nelle sue fasi più iniziali.

Per questo motivo, un medico che fa una diagnosi di diabete di tipo 2 dovrebbe far eseguire subito al paziente un esame della retina.

Fra i sintomi dell’edema maculare diabetico rientrano: visione offuscata o distorta, percezione sbiadita dei colori, alterazioni nella sensibilità al contrasto, aree di cecità nella visione centrale.

Nei casi di patologia sospetta, l’OCT (tomografia ottica a radiazione coerente) è il test diagnostico più appropriato per una corretta valutazione e quantificazione della stessa.

I trattamenti hanno avuto una rapida evoluzione negli anni recenti. Le Linee Guida di EURETINA (la Società Europea degli specialisti di malattie della retina) oggi non considerano più il laser come gold standard, ma ne limitano l’utilizzo ad alcuni casi particolari.

La classe terapeutica più utilizzata per il trattamento del DME è oggi rappresentata dagli inibitori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), o anti-VEGF.

Studi clinici con anti-VEGF hanno dimostrato miglioramenti significativi dell’acuità visiva in pazienti con DME rispetto alla fotocoagulazione laser. Di conseguenza, questi farmaci sono entrati nell’armamentario terapeutico dell’edema maculare diabetico.

I farmaci anti-VEGF, tra i quali aflibercept di Bayer, somministrati tramite iniezione intravitreale, sono stati valutati in studi clinici su vasta scala. Questi studi, confermati dai dati desumibili dalla pratica quotidiana, hanno dimostrato miglioramenti visivi significativi, rispetto alla terapia con laser.

E‘ importante ricordare, poi, che nell’edema maculare diabetico un paziente non solo riacquista capacità visiva, ma quello che si riesce ad ottenere, si mantiene nel tempo: se un trattamento viene impostato correttamente fin dall’inizio e seguito regolarmente per un anno, massimo due, la malattia non solo può essere arrestata, ma può anche regredire.

Per questo è di fondamentale importanza una diagnosi tempestiva, attraverso visite oculistiche da effettuare con regolarità dopo i 55 anni, perché permette allo specialista di orientare il paziente verso i trattamenti più adeguati.

Bibliografia

1 IDF Diabetes Atlas 8th Edition 2017

2 The Diabetic Retinopathy Barometer Report: Global Findings. 2016