E’ stata elaborata una mappa del rischio dell’Etna: basata su una simulazione che ha rilevato il percorso delle colate di lava, è stato identificato il fianco sud-orientale come l’area esposta a più alto livello di rischio.
I risultati si devono al gruppo TecnoLab (Laboratory of Technologies for Volcanology) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania, coordinato dal fisico Ciro Del Negro: sono stati pubblicati su GSA Bullettin.
“Il risultato è il più aggiornato possibile ed è coerente con le precedenti valutazioni,” ha spiegato all’ANSA Del Negro, il quale ha precisato che “la pericolosità ci dice quali aree possono essere soggette alla minaccia del fenomeno vulcanico. Il rischio invece valuta sia la pericolosità, sia quante persone e beni possono essere esposte a quella minaccia“. “Nella Valle del Bove la pericolosità è molto alta. Però, siccome è disabitata e quindi non ci sono infrastrutture, il rischio è basso. Nella zona sud, dove ci sono grossi centri urbani e infrastrutture, anche se la pericolosità potrebbe essere bassa, perché le colate possono raggiungerla con difficoltà, il rischio è molto elevato, perché basta una sola colata per fare danni“.
I ricercatori del TecnoLab hanno utilizzato un approccio che ha combinato diversi tipi di informazioni: la probabilità che si aprano nuove bocche eruttive, l’attività storica dell’Etna, e la sovrapposizione degli eventuali percorsi della lava simulati con il modello Magflow. I dati sono stati incrociati con le informazioni su infrastrutture e centri abitati presenti alle pendici dell’Etna raccolti sui portali web istituzionali e dalle immagini satellitari.
L’analisi ha portato all’elaborazione di una mappa del rischio che mostra che la zona esposta al livello di pericolo maggiore è la Valle del Bove, mentre la zona più a rischio è la costa orientale, dove vi è una maggiore densità abitativa.
Incrociando le informazioni sulla posizione dei principali centri abitati sull’Etna con quelli in cui il rischio è elevato, il fianco sud-orientale è risultato il settore con il più alto livello complessivo di rischio dovuto alle eruzioni effusive, che producono colate di lava.


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