Un colpo di sonno, una canna e un fratello autistico: il profilo di un delinquente secondo i leoni da tastiera

La storia di Alberto, figlio di Franco Antonello e fratello di Andrea, sta facendo molto discutere

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«Mio figlio non è un criminale». Così Franco Antonello prova a tenere a bada i leoni da tastiera che additano il figlio minore, Alberto, come un assassino. La sua colpa? Un colpo di sonno mentre era alla guida, probabilmente causato da una canna fumata poco tempo prima dello schianto. Nell’impatto, purtroppo, ha perso la vita la sua fidanzata di 18 anni, Giulia Zandarin.

«Come si può bollare come delinquente un ragazzo di 19 anni per una canna?» chiede Franco disperato, mentre Alberto è ancora in coma.  «Adesso è Andrea che mi rincuora per la tragedia». Andrea è il figlio più grande, autistico, con cui l’imprenditore fece un viaggio all’insegna dell’avventura, diventato un libro e poi un film, “Tutto il mio folle amore”, con la regia di Gabriele Salvatores. Da quando la loro storia è diventata di dominio pubblico Franco e Andrea sono diventati un esempio da seguire e la loro pagina Facebook è seguita da migliaia di utenti.

Qualche giorno fa, la tragedia: il figlio minore resta coinvolto in un incidente d’auto causato da un suo colpo di sonno. L’auto è finita in un fossato. Solo qualche ora prima, nel corso di un controllo, gli agenti di polizia l’avevano trovato con una piccola quantità di hashish. Gli era stata sequestrata la patente di guida e gli era stato consegnato un permesso temporaneo per tornare a casa.

«Come si può dimenticare tutto ciò che di buono ha fatto mio figlio fino a questo momento per un errore, per un colpo di sonno?», è lo sfogo di papà Franco su il “Mattino di Padova”. «Non si può distruggere un ragazzo per una canna. Venerdì ci eravamo abbracciati e mi aveva detto: tranquillo, papà, vado piano. Pensate forse che la morte non sia una punizione sufficiente anche per noi? Giulia era un membro della nostra famiglia – spiega – Abitava con Alberto da qualche mese, erano lì a pochi metri da casa mia. Non ci posso credere, non mi do pace».

Alberto, che lui definisce «la rivincita della mia vita», in passato aveva qualche problema, ma solo i consueti problemi adolescenziali: «gli adolescenti sono ribelli. Da qualche anno però le cose erano cambiate. Lui si è preso sulle spalle la nostra attività, lavorava da mattina a sera. E anche con il fratello Andrea il rapporto è molto diverso rispetto a prima».

«Alberto ha sempre sofferto la diversità di suo fratello – precisa Franco – Si vergognava. Ora però è cambiato tutto. Vanno via insieme, certe notti dormono insieme. Il mio cuore si riempie di soddisfazione e amore, nel vederli finalmente uniti come due fratelli dovrebbero essere. Quando succedono disgrazie come questa si scatena sempre una ridda di voci. Io sento il paese, percepisco l’opinione prevalente sui social, ho visto i giornali. Per mezzo grammo di erba si butta dal precipizio un ragazzo che ha commesso un errore. Fatale, certo, e il tempo non potrà mai cancellare questo dolore. Ma è pur sempre un errore. Spero che un giorno si sappia la verità, che quel maledetto incidente è successo per via di un colpo di sonno e non a causa della droga – conclude – Ora però voglio pensare solo a lui. E a Giulia».

In tempo di social è facile, anche troppo, sputare sentenze. Empatia zero. Mettersi nei panni di chi sbaglia è troppo difficile per i leoni da tastiera “so-tutto-io“, che neanche a dirlo nella vita svolgono lavori come “passeggio la mattina per essere libero il pomeriggio“. Ma la verità è che tutti i protagonisti di questa storia meritano rispetto. E silenzio.