Geologi: in 18 anni “in Italia ci sono stati 417 morti, 21 dispersi, 679 feriti e 159.184 evacuati e senza tetto”

In Italia ben 7275 comuni su 7983 sono interessati da pericolosità per frana elevata e molto elevata

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Nel nostro Paese il numero di comuni interessati da pericolosità per frana elevata e molto elevata e per rischio idraulico alto e medio sono ben il 91.1%, cioè 7.275 su 7.983, e la superficie delle aree pericolose è pari a oltre 300.000 kmq, supera il 16% di tutto il territorio italiano. Per comprendere la drammaticità degli effetti del dissesto idrogeologico in Italia, sarebbe più appropriato chiamarlo dissesto geo-idrologico, dobbiamo aggiungere altri dati: dal 2000-2018 in Italia ci sono stati 417 morti, 21 dispersi, 679 feriti e ben 159.184 evacuati e senza tetto. Nella relazione sul “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)” approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti con deliberazione n. 17/2019/G del 31 ottobre scorso, si rileva che delle risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, solo il 19,9% del totale complessivo (100 milioni di euro) in dotazione al Fondo progettazione è stato utilizzato”: lo ha dichiarato Antonello Fiore, geologo, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e nata nel 1992 con l’obiettivo di promuovere la cultura della geologia.
Tantissimi geologi importanti parteciperanno alla Convention Nazionale sul Dissesto Idrogeologico, organizzata e voluta dalla SIGEA ed in programma domani, Venerdì 29 Novembre alle ore 9 e 30 presso la Sala Conferenze del CNR a Roma in Piazzale Aldo Moro. Alle ore 11 i geologi della SIGEA ed i geologi partecipanti alla Convention incontreranno la stampa per concedere interviste, divulgare notizie ed informazioni su quanto sta accadendo in queste ore in Italia.
Sarà presente anche il prof. Nicola Casagli, docente di Geologia Applicata dell’Università di Firenze e Presidente dell’International Consortium on Landslides, si tratta del Consorzio Mondiale che promuove la ricerca, la valutazione e la mitigazione dei rischi dei fenomeni franosi.
Domani a Roma nomi del calibro di Nicola Casagli ed ancora, Gabriele Scarascia Mugnozza della Sapienza Università di Roma, Corrado Vigo – Consigliere Nazionale Consiglio Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, Carla Cappiello – Presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, Flavio Mangione – Presidente Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia, Luciano Masciocco dell’Università di Torino, Erasmo D’Angelis – AdB Distretto Appennino Centrale, Eugenio Di Loreto – SIGEA Lazio, Fabio Luino – CNR-IRPI, Alessandro Trigila – ISPRA, Lorenzo Benedetto del Consiglio Nazionale dei Geologi, Carlo Cacciamani – Dip. Protezione Civile. Un grande evento con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente, più di 50 esperti a confronto, si porteranno all’attenzione numerosi casi – studio riguardanti l’intero territorio nazionali, le mappature, i dati e le ricerche. Sarà una Convention multidisciplinare con geologi, ingegneri, agronomi, enti di ricerca e non solo.
Poi le proposte per le quali la SIGEA si batte: pianificazione territoriale di settore, programmazione do verifiche ed interventi di manutenzione delle opere infrastrutturali strategiche. Manutenzione del territorio collinare e montano. Predisporre e standardizzare il piano di monitoraggio decennale delle opere strategiche a vari livelli in tutto il paese, con riguardo non solo alle strutture ma ai contesti geologici, sismici e geomorfologici che possano interferire con le stesse.
Dobbiamo partire da questi dati per capire quanto fragile è il nostro territorio dal punto di vista geologico e quanto siamo stati egoisti nell’occupare suolo destinato al naturale evolversi dei fenomeni naturali, pensando di avere la pretesa di poterli arginare con opere strutturali.
1): Per affrontare con lungimiranza la mitigazione del dissesto idrogeologico nel nostro territorio riteniamo che prioritariamente si debba procedere con la pianificazione territoriale di settore e con il rispetto assoluto delle regole che essa detta; per quanto riguarda gli interventi strutturali si vuole evidenziare che gli stessi per svolgere un ruolo efficace si devono basare su una buona progettazione – ha concluso Fiore – che determina una buona realizzazione, utilità e durabilità delle opere. Al fine di consentire la fruizione in tempi realistici dei finanziamenti per opere strutturali, concessi per progetti “cantierabili”, dovrà essere potenziato e reso efficace, il finanziamento per la predisposizione dei progetti definitivi ed esecutivi, anche attraverso con piani pluriennali.
2): Per quanto riguarda la manutenzione le opere infrastrutturali strategiche e quelle di mitigazione dei rischi geo-idrologici, è necessario approntare un programma di verifiche e di interventi, finalizzati al ripristino, al miglioramento, ovvero all’adeguamento delle stesse, su base pluriennale, tenendo conto di una priorità stabilita in funzione del grado di rischio.
3): Per la manutenzione del territorio collinare e montano, interessato da fenomeni di dissesto, occorre un piano – programma di gestione delle aree agricole e boscate , per coniugare attività economiche di tipo silvopastorale, agricolo e turistico ricettivo, alla manutenzione dei territori abbandonati dall’uomo, a causa dell’urbanesimo e del cambiamento del modello di società, prospettando un auspicato ripopolamento di tali luoghi.
4): Infine si ritiene necessario predisporre e standardizzare il piano di monitoraggio decennale delle opere strategiche a vari livelli in tutto il paese, con riguardo non solo alle strutture ma ai contesti geologici, sismici e geomorfologici che possano interferire con le stesse. Obiettivi dei monitoraggi sono l’adeguamento costante del quadro conoscitivo e degli strumenti di pianificazione e dei programmi di realizzazione delle opere strutturali, puntuali e lineari. Il monitoraggio strumentale in tempo reale dovrà consentire, inoltre, l’attivazione delle procedure di emergenza dei piani di protezione civile, in particolare, laddove la rapidità dei fenomeni sia tale da non consentire la previsione degli stessi”.