La Germania celebra domani il 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino, il crollo del simbolo della Guerra Fredda. Un evento anticipato nelle settimane precedenti da manifestazioni di piazza e fughe di decine di migliaia di persone verso ovest attraverso le ambasciate di Bonn a Varsavia, Praga, Budapest. Quel giorno, il Comitato centrale del partito comunista si riunì in sessione. Principale punto all’ordine del giorno, la discussione di una proposta del Consiglio dei ministri per un allentamento delle restrizioni sui viaggi all’estero. Guenther Schabowski, capo della sezione del partito comunista a Berlino e responsabile per i rapporti con la stampa del Comitato centrale della Sed, era assente perché impegnato in una conferenza stampa. Concluso questo impegno, Schabowski tornò al Comitato centrale dove gli venne consegnato il testo del provvedimento adottato, compresa la parte riguardante le nuove norme sui viaggi. Mezz’ora dopo lo attendeva una conferenza stampa internazionale. Il funzionario comunista non ebbe il tempo di leggere i documenti, che si limitò a sfogliare. Ed annunciò, rispondendo ad una domanda, che la gente avrebbe potuto recarsi per viaggi privati all’ovest senza restrizioni. Ad una richiesta di precisazione sull’entrata in vigore del provvedimento, sfogliando l’incartamento rispose: ‘Per quanto mi risulta, da subito, senza rinvii’‘.

FOCUS: I FATTI DALLA COSTRUZIONE AL CROLLO DEL MURO
‘Da stasera la frontiera è aperta’. Con questo semplice e lapidario annuncio fatto dal leader del partito comunista berlinese, Gunter Schabowsky, il 9 novembre 1989 inizia il tanto agognato smantellamento del Muro di Berlino, simbolo angosciante e indiscusso della Guerra fredda. Era dal 1961 che la città di Berlino, e con essa tutta l’Europa, se non il mondo intero, erano stati divisi in due parti: il blocco comunista, guidato dall’ex Urss e i paesi democratici, capeggiati dagli Stati Uniti d’America. E per erigere il terribile muro era bastata una sola notte, quella tra il 12 e il 13 agosto del ’61, quando si decise di costruirlo per cingere i tre settori occidentali della città.
Lo scopo del muro, in una Berlino divisa in settori di influenza fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, era quello di frenare l’esodo delle persone della Germania Est, che per sfuggire alle privazioni e limitazioni imposte dal regime comunista, cercavano la libertà della democrazia trasferendosi ad ovest. Dapprima la barriera era un semplice filo spinato, ma in un secondo momento degli elementi prefabbricati di cemento e pietra presero il posto del filo. Ad opera finita il muro divise ancora più concretamente la città di Berlino: circondando Berlino Ovest, la trasformò in una sorta di ghetto chiuso tra i settori orientali. Nel giro di poche ora si compì una delle opere più importanti a livello storico, che riuscì a dividere intere famiglie colte di sorpresa dalla chiusura completa ed ermetica operata dai comunisti.
Con l’abbattimento del Muro, avvenuto nel 1989, si ebbe una delle vittorie più grandi e più sentite della democrazia. Riaprire i confini, permettendo il ricongiungimento di famiglie rimaste divise per anni, e ridando la libertà a migliaia di giovani nati sotto il regime e che non erano mai usciti dai confini del territorio comunista, fu una conquista del liberalismo e dell’importanza delle trattative e del dialogo politico a livello mondiale.
