L’insostenibile leggerezza dell’allerta – Un giorno di ordinaria follia

Allerta Meteo in Calabria, resoconto di un giorno di ordinaria follia

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Ci risiamo! Con le prime avvisaglie, quest’anno un po’ in ritardo per la verità, della discesa dell’autunnale Dio Pluvio su questa martoriata terra, si ripresenta come un appuntamento imprescindibile il balletto di rito delle allerte meteo.
Ora, lungi da me il criticare l’encomiabile operato della Protezione Civile, avrei una sequela di obbiezioni da mettere sul tavolo riguardo alla divisione territoriale delle aree di allertamento e soprattutto delle fasce orarie in cui, quasi “burocraticamente”, si “spalmano” i dispacci da parte della ProCiv, ma non è il caso di scendere in tecnicismi.
Ma mi riferisco soprattutto all’operato dei vari sindaci, che prendono in considerazione in modo asettico i MAU (Messaggio di Allertamento Unificato), pervenuti agli uffici competenti; quasi fosse un atto dovuto solo per pararsi le terga qualsiasi cosa accada.
L’allerta per lunedì 11 prevedeva un livello arancione per tutte le zone della regione, fatta eccezione per la 1 e la 2. Tale livello partiva temporalmente dalle ore 12:00, peraltro passando direttamente dal verde all’arancione, e ciò ha fatto schizzare i livelli di ansia dei vari primi cittadini ad altezze stratosferiche, inducendoli a non valutare come le loro solerti reazioni (traducasi in ordinanze) siano scevre da valutazioni approfondite del significato dei MAU. In questo però mi sento di spezzare una lancia a favore dei sindaci, in quanto i MAU sono talmente schematici e scarni che lo schema dell’omino stilizzato sulla porta di una toilette di un autogrill in confronto è un’opera d’arte di mirabile finezza e dettagli.
L’orario a cui si fa riferimento nel MAU va preso con le dovute cautele, in quanto figlio di una mera necessità di dare un range temporale (molto largo) ai vari livelli di allertamento. Le ore 12:00 non significa che fino alle ore 11:59 (livello verde) va tutto bene e all’ultimo scatto della lancetta dei secondi corrisponda un assordante esplosione sonora delle sirene in stile contraerea con conseguente bombardamento acqueo da cielo e terra. Sinceramente il criterio di scelta di questi range temporali mi sfugge, o quantomeno non capisco per quale motivo non si debba aggiornare, non dico in tempo reale, ma almeno di ora in ora, lo stato di allerta, evitando di dare indicazioni facilmente fraintendibili sulla reale fascia temporale in cui è previsto un peggioramento delle condizioni meteo.
La chicca però arriva in tarda mattinata, quando un aggiornamento dell’allerta porta l’orario alle 13:30, innalzando il livello da arancione a rosso; legittimo e condivisibile vista la gravità della situazione, ma non altrettanto condivisibile per quanto riguarda le tempistiche, in quanto si sapeva che il peggioramento delle condizioni meteo sarebbe avvenuto nel tardo pomeriggio-serata (quando oramai tutti sarebbero stati al sicuro davanti ad una tazza di tè nelle proprie abitazioni, compresi i pendolari), come ampiamente preannunciato dai vari modelli e previsioni meteo, oramai alla portata di chiunque; mi viene quasi da pensare che sia stata una mossa atta a legittimare l’illegittima (scusate il gioco di parole al limite dell’ossimoro… ma così è purtroppo) chiusura delle scuole in “tempo di pace”? Non voglio essere così malizioso!
A quel punto anche i più “caparbi” tra i primi cittadini che non avevano ritenuto necessario interrompere l’attività scolastica nel loro territorio di competenza, hanno dovuto cedere le armi all’insindacabile nuovo verdetto rosso, chiudendo le scuole con decorrenza immediata.
Il problema è che oltre a far perdere preziose ore di lezione agli studenti, vengono a crearsi grossi problemi di gestione da parte delle famiglie che si vedono costrette a lunghi “breafing” familiari, come se fossero i consigli di amministrazione di multinazionali in emergenza lavorativa, per poter decidere come rimpallarsi le povere creature rimaste orfane di banco. E ove non si trovi soluzione alcuna si vedono questi poveri fanciulli scorrazzare per per le vie cittadine in macchina con le indaffaratissime mamme che fanno la spola tra i vari mercati, supermercati e ipermercati, impegnate nello sfrenato shopping di inizio settimana, o i più grandicelli a fare capannelli nelle varie piazzette rionali. Per non parlare delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano ed è un vero rompicapo l’eventuale gestione della figliolanza, in particolare ove manchino i supereroici nonni a dare manforte.
Ora, erano più sicuri al calduccio di un’aula o ad essere trasportati a mo’ di trolley in giro per le corsie dei negozi? A questo punto se gli organi competenti avessero sinceramente a cuore l’incolumità della popolazione, piuttosto che mettere al sicuro la propria incolumità amministrativa, dovrebbero chiudere qualsiasi attività e non solo le scuole, per evitare che il tutto non venga preso come un ordinario giorno di vacanza, utile al disbrigo delle varie irrinunciabili attività di gestione familiare.
Ma tanto domani, e in molti casi già oggi, c’è il rientro nelle aule sperando che anche in un’assolata giornata tordoautunnale non venga giù qualche controsoffittatura, nella migliore delle ipotesi; perché non voglio assolutamente pensare a cosa accadrebbe per un improvviso evento sismico, anche di non eccezionale violenza vista l’atavica fatiscenza delle nostre scuole… e per quello non ci sono allerte che tengano.

Domenico Pisani