Lotta ai Tumori: dal “Bando Giovani Ricercatori” della FIL 100mila euro per progetto di cura sul linfoma mantellare

Sarà premiato "Mantle First Bio", il progetto di Francesca Maria Quaglia che ha partecipato al "Bando Giovani Ricercatori" della FIL

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In occasione della riunione annuale della Fondazione Italiana Linfomi (FIL), che si terrà a Rimini dal 14 al 16 novembre, sarà premiato “Mantle First Bio”, il progetto di Francesca Maria Quaglia che ha partecipato al “Bando Giovani Ricercatori” della FIL, con un finanziamento di 100mila euro grazie ai fondi messi a disposizione dalla Fondazione Giulia Maramotti (50%), dalla Fondazione GRADE Onlus (30%) e dalla FIL (20%).

Sostenere i giovani ricercatori e creare equipe di lavoro in rete tra più centri italiani: questo l’obiettivo concreto del Bando Giovani Ricercatori, promosso dalla Fondazione Italiana Linfomi, che invita alla collaborazione e alla condivisione dei dati tra gli oltre 150 centri italiani associati alla FIL, per unire le forze e affrontare al meglio la difficile sfida della lotta al linfoma. Quest’anno a Rimini verrà premiato il progetto “MANTLE FIRST BIO”, un lavoro finalizzato a identificare i caratteri biologici responsabili della resistenza alla terapia nei casi di linfoma mantellare, permettendo la personalizzazione delle cure sul singolo paziente.

“Si tratta di una proposta di ricerca – afferma il presidente della FIL, il dott. Michele Spinache interpreta molto bene la mission della Fondazione, che negli oltre 80 studi clinici portati avanti in 9 anni ha sempre puntato molto sulla medicina personalizzata e la diagnostica avanzata, coinvolgendo più di 1000 pazienti all’anno”.

La Fondazione Giulia Maramotti, che da oltre quindici anni sostiene l’attività dell’Ematologia di Reggio Emilia, ricorda l’importanza del finanziamento dell’attività scientifica dei giovani ricercatori, a cui bisogna permettere di raggiungere standard di eccellenza in Italia, oltre che in ambito internazionale.

“E’ importante investire sui giovani e sulla loro propensione all’innovazione – aggiunge Roberto Abati, direttore della Fondazione Grade Onlus – per questo nel 2018 abbiamo lanciato il progetto di raccolta fondi GRADE NO LIMITS con lo scopo di finanziare cinque progetti di ricerca per giovani medici che opereranno presso l’ospedale di Reggio Emilia, città dove ha sede la nostra Fondazione. Guardando oltre i confini della nostra Provincia, la decisione di appoggiare il Bando della FIL è stata per noi una scelta molto sentita e perfettamente in linea con il nostro impegno”.

Capofila del progetto vincitore della seconda edizione del “Bando Giovani Ricercatori” della FIL è l’ematologa Francesca Maria Quaglia, 32 anni, dottoranda di ricerca a Verona, che grazie al suo studio ha realizzato una rete di collaborazione tra l’università di Verona, l’Ematologia di Vicenza, l’IFOM di Milano e alcune Unità Operative di Anatomia Patologica tra cui Brescia e Milano San Raffaele. Il progetto inoltre dispone di una condivisione di dati con altri centri italiani appartenenti alla FIL. Obiettivo della ricerca il miglioramento dell’aspettativa di vita dei pazienti affetti da linfoma mantellare, una patologia aggressiva che rappresenta il 6% dei casi di linfoma non Hodgkin, ad oggi senza possibilità di guarigione, ma che negli ultimi trent’anni, grazie agli importanti traguardi degli studi in merito, ha visto raddoppiare la sopravvivenza, mentre il periodo libero da progressione di malattia è passato da 3 a 7 anni.

Lo standard terapeutico per i pazienti giovani è costituito da chemio-immunoterapia e   autotrapianto di staminali, – afferma la dott. Quaglia – ma una percentuale significativa, circa il 15% dei pazienti, è refrattario alle cure o destinato a una recidiva precoce, entro i 24 mesi. Il nostro studio si focalizza su questo 15%, mirando a individuare le cause biologiche dell’insuccesso terapeutico per questi soggetti, in modo da personalizzare la cura fin dall’inizio e gestire al meglio la prima recidiva, quando la malattia è ancora potenzialmente curabile. La bassa incidenza di una patologia di per sé piuttosto rara rende indispensabile la connessione tra più centri di ricerca, permettendo di analizzare un database significativo”. Partner del progetto, infatti, sono la dott. Maria Chiara Tisi, ematologa dell’Ospedale di Vicenza e la dott. Paola Sindaco, ematologa e ricercatrice dell’IFOM di Milano, anche loro under 40.

La ricerca di fatto analizzerà in laboratorio il materiale bioptico dei casi di recidiva precoce, in pazienti con età compresa tra i 18 e i 70 anni, che conducevano una vita attiva. In particolare, si puntano i riflettori sul ruolo del recettore della cellula B nei linfociti patologici del linfoma mantellare, per comprendere i meccanismi di mancata risposta alle terapie classiche e predire l’efficacia dei farmaci più innovativi. Inevitabilmente una migliore comprensione della patologia potrà avere ricadute positive per tutti i pazienti con linfoma mantellare, perché permetterà di stratificare meglio la casistica e selezionare la terapia migliore per il singolo paziente.

Ciò significa un progresso generale nelle cure di una tipologia di linfoma ancora poco conosciuto e aggressivo, che nella maggior parte dei casi viene diagnosticato in uno stadio avanzato.

In un momento in cui la ricerca in Italia fatica a trovare finanziamenti – continua la giovane ematologa – questa opportunità che la FIL ci dà è una possibilità concreta per migliorare la terapia di molti pazienti, ma anche un riconoscimento di grande valore emotivo per noi ricercatori, che ci dimostra che qualcuno crede nel nostro lavoro”.