Maltempo, Coldiretti: il fiume Po gonfiato di 1,5 metri in 24 ore a causa dei nubifragi

Gli effetti del maltempo si fanno sentire anche nei grandi laghi del nord come il Maggiore, quello di Garda e quello di Como

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Il Po si è gonfiato di circa 1,5 metri nelle ultime 24 ore sotto la spinta dei nubifragi che si sono abbattuti senza tregua. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti a Boretto in provincia di Reggio Emilia che è rappresentativo della situazione di sofferenza dei corsi d’acqua come dimostra l’allerta emessa da Protezione civile e Arpae anche con codice rosso, per la tenuta dei corsi d’acqua nella pianura emiliana. Gli effetti del maltempo si fanno sentire – sottolinea la Coldiretti – anche nei grandi laghi del nord come il Maggiore con un grado di riempimento dell’87%, quello di Garda all’84% e quello di Como al 77%, tutti con livelli ben oltre la media del periodo. E’ il risultato di giorni di pioggia torrenziale con l’Italia colpita a novembre da circa 6 nubifragi al giorno con tempeste di pioggia, vento, trombe d’aria e grandine con un aumento record del +57% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo un’elaborazione di Coldiretti su dati ESWD. Una situazione che, spiega la Coldiretti, ha provocato decine di milioni di euro di danni alla pesca e all’agricoltura con la richiesta dell’avvio delle procedure per lo stato di calamità nelle zone più colpite.

La piena del fiume Po

Piante sradicate, serre divelte, semine in difficoltà, ortaggi distrutti e frutteti affogati, attrezzature e macchinari agricoli rovinati anche dall’acqua del mare ma ad essere colpita – precisa la Coldiretti – è anche la pesca come a Rovigo dove le cavane, da poco sistemate, i pontili e le imbarcazioni sono state divelte dalla furia del nubifragio ed è andata persa la produzione di vongole. Molte le marinerie colpite da nord a sud della Penisola con i pescherecci costretti a sospendere l’attività di pesca ma anche molte imbarcazioni danneggiate dalle forti mareggiate. L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – evidenzia Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo“.

Le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua si abbattono, secondo la Coldiretti, su un territorio reso fragile dalla cementificazione e dall’abbandono con più di nove comuni su dieci a rischio per frane o alluvioni (91,3%) secondo Ispra. A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che il territorio è stato reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono che negli ultimi 25 anni ha fatto sparire oltre della terra coltivata (-28%) con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari. “Per questo – continua la Coldiretti – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne. Il settore agricolo – conclude la Coldiretti – è quello più impegnato a contrastare i cambiamenti climatici ma anche quello più colpito con danni per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e alle infrastrutture nelle campagne”.