Il cheratocono è una malattia che colpisce soprattutto in età adolescenziale e diventa nella sua progressione altamente invalidante con un astigmatismo sempre più elevato e una seria compromissione della vista. Grazie all’innovativa procedura messa a punto da Leonardo Mastropasqua, Direttore del Centro Nazionale di Alta Tecnologia dell’Università G.D’Annunzio di Pescara, non sarà più necessario effettuare un trapianto di cornea per intervenire sulla malattia. Mastropasqua è stato premiato oggi a Roma in occasione del Congresso della Società Oftalmologica Italiana Soi. Il riconoscimento arriva dopo l’Academy Award assegnatogli nel 2017 dagli Stati Uniti e il premio ottenuto dall’europea Esaso l’anno seguente.
“La tecnica che ho messo a punto – spiega ad Askanews – si chiama Slak, acronimo di Stromal Lenticule Addition Keratoplasty: si tratta di una lamella dalla Banca degli occhi in cheratoplastica che viene inserita nella cornea con l’intento di evitare il trapianto, perché il futuro è questo: meglio mille cellule mie che duemila di un altro. Come accade anche in cardiochirurgia”. Più precisamente, spiega il professore, “con un piccolo laser gestito da un robot viene praticata una fessura dentro la cornea, una tasca dove si inserisce una lamella costruita dalla Banca degli occhi, che deve avere un certo spessore al centro ma deve essere molto più spessa in periferia. In questo modo riesco ad appiattire la cornea, che altrimenti tende ad appuntirsi tanto da non poter più supportare neanche le lenti a contatto, e la rendo più spessa. Ho trattato trenta pazienti, tutti in condizioni che richiedevano obbligatoriamente il ricorso al trapianto: sono i primi al mondo, ma neanche uno ha dovuto sottoporsi a trapianto di cornea e le loro condizioni sono migliorate notevolmente“.
Secondo il professore, questa particolare patologia andrebbe prevenuta in modo più sistematico perché gli strumenti di cui oggi si dispone consentono di intervenire tempestivamente rallentandone il decorso. “La diagnosi dovrebbe essere il più precoce possibile perché ci sono i mezzi per poter contrastare la malattia. Andrebbe fatto uno screening già dalle scuole medie, primi anni di liceo – spiega – perché la patologia colpisce gli adolescenti. Attualmente, di fronte a una diagnosi, è possibile intervenire con un trattamento, il “cross linking”, a base di vitamina B e raggi ultravioletti che indurisce la cornea rendendola più resistente e contrastando la malattia che tende invece a renderla a punta e ad assottigliarla. Si può ripetere il trattamento più volte, usare delle particolari lenti a contatto fatte su misura ma se la patologia, che qualche volta intorno ai 25 anni si ferma, continua a progredire, è necessario fare il trapianto di cornea che oggi è molto più sicuro, ma che prevede la sostituzione della cornea, punti di sutura da tenere per molto tempo (almeno un anno) e rischio di complicanze“.


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