“Purtroppo la mamma degli imbecilli è sempre incinta”: le vittime di Rigopiano sono state uccise dall’ignoranza, non dalla valanga

Mentre gli amministratori comunali prendevano il caffè al bar con le mogli e gli uffici erano vuoti, nell'hotel Rigopiano morivano 29 persone. E la Prefettura, intanto, restava a guardare

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18 gennaio 2017.  Farindola, Hotel Rigopiano. Una valanga travolge la struttura. Muoiono 29 persone, tra clienti e dipendenti. Di chi è la colpa? Della valanga? In parte, forse. Ma la responsabilità primaria è imputabile a persone ed enti ben più concreti: Comune e Prefettura.

Purtroppo la mamma degli imbecilli è sempre incinta”. Questo rispondeva la signora Daniela Acquaviva, funzionaria della Prefettura, alla richiesta di aiuti arrivata nel pomeriggio da Quintino Marcella, allertato da Giampiero Parete che era scampato alla valanga per una causalità, ma che aveva moglie e figli sotto le macerie,e ritrovati vivi dopo ore di agonia. E in questa frase è racchiusa tutta l’essenza di questa tragedia: l’inefficienza, la mancanza di professionalità, l’incompetenza, l’incapacità di comprendere che le scosse di terremoto delle ore precedenti, sommate all’hotel isolato, dovevano necessariamente far partire prima la macchina dei soccorsi. Molto prima.

LaPresse/Mario Sabatini

Permessi di costruzione –  quelli dell’hotel – che non dovevano essere dati; turisti accompagnati dal sindaco all’hotel Rigopiano, già quasi isolato dal giorno precedente, e lo stesso sindaco che ‘magicamente’ scompare il giorno della tragedia; funzionari comunali e della Prefettura che sottovalutano l’allarme e quasi deridono chi chiede aiuto. Come è emerso da un servizio mandato in onda dal programma televisivo Le Iene, a Farindola erano state persino chiuse le scuole per via del terremoto e della neve, eppure i turisti sono stati fatti arrivare nella struttura. Perché? Semplice: troppi interessi economici in ballo. Quello stesso anno erano stati stanziati 400 mila euro per la pulizia della strade, ma le strade pulite non erano. Anzi.

Ma forse, l’errore più grande, è stato quello di sottovalutare le scosse di terremoto. Tre, solo quella mattina. La neve è la normalità a Farindola, in quel periodo dell’anno. Ma un minimo di conoscenza del territorio dovrebbero far sì che un rischio come quello che si correva quel giorno faccia subito scattare l’allerta. Tanto più che, in base a quanto emerso dal servizio de Le Iene, la prima telefonata alla Prefettura era arrivata al mattino, da parte di Gabriele D’Angelo, morto poi sotto la valanga. Telefonata ignorata e della quale si erano quasi perse le tracce.

LaPresse/Mario Sabatini

Una tragedia che senza ombra di dubbio poteva essere evitata. Sarebbe bastato non pensare solo agli interessi economici, non sottovalutare i pericoli, lavorare con ordine e non nel caos, collaborare – visto il rischio idrogeologico – gomito gomito con esperti e addetti ai lavori. E invece, mentre gli amministratori comunali prendevano il caffè al bar con le mogli e gli uffici erano vuoti, nell’hotel Rigopiano morivano 29 persone. E la Prefettura, intanto, restava a guardare.