Della “parola di speranza” che porta la nascita di Gesù “abbiamo particolare bisogno in questa terra del Mugello, segnata dal terremoto. Il timore segna ancora i nostri cuori, e questo e’ naturale, ma non dobbiamo lasciarci vincere dalla paura”.
Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell’omelia della messa della notte di Natale che ha voluto celebrare a Barberino del Mugello, comune piu’ colpito. Inagibile la chiesa di S.Silvestro, la funzione si e’ tenuta in una gremita palestra: circa un migliaio i presenti tra abitanti, i tanti volontari lodati dallo stesso cardinale, i sindaci e i sacerdoti come don Stefano Livi, parroco di S.Silvestro.
Betori ha spiegato di aver voluto celebrare la messa a Barberino per manifestare il suo affetto e per la sua “esperienza” di terremoti: viene dall’Umbria e “non puo’ dimenticare come la casa sua e dei suoi fratelli dovette essere rasa al suolo dopo il terremoto del 1997, per essere poi ricostruita” e che “per ben due anni, essendo inagibile la cattedrale di Foligno” ha “celebrato ogni domenica prima sotto un tendone e poi in un prefabbricato. Un disagio e una precarieta’ che ci faceva sentire pero’ piu’ vicini al Signore”.
“Gesu’, con Maria e Giuseppe – ha aggiunto – si e’ trovato alla sua nascita in una situazione per alcuni aspetti simile a quella vissuta qui, nel Mugello, da molta gente: senza una casa, nella precarieta’ non di una grotta ma di un ricovero di fortuna”, “da condividere con altri, noi peraltro piu’ fortunati di Gesu’, in quanto gli altri con cui condividere un tetto sono uomini e donne e non un bue e un asino”.
“Ma se gli animali, secondo la tradizione, hanno offerto il loro calore al Bambino – ha detto ancora -, le persone con cui si e’ condiviso l’alloggio precario”, sono stati “strumento non solo di calore umano ma anche di concreto sostegno materiale. E’ quindi importante per noi sentirci comunita’, aiutati dalle amministrazioni locali e dalle parrocchie”.
Betori si è poi detto vicino a “don Stefano e don Nicola” assicurando loro “che faremo quanto possibile per farvi tornare nei tempi tecnici piu’ stretti nella vostra chiesa parrocchiale”. Una “vicinanza e un impegno” estesi agli altri sacerdoti e comunita’ che hanno al momento le chiese chiuse.
“La speranza – ha detto ancora Betori – deve sorreggerci nel ritorno a una normalita’ di vita, che avra’ tempi diversi a seconda dei danni subiti e dei disagi patiti, ma che occorre riconoscere gia’ ben avviata, grazie all’impegno delle amministrazioni, delle istituzioni e del volontariato”.
Il terremoto, ha proseguito, “ci ha mostrato anche quanto siano importanti le relazioni nella nostra vita. Proprio perche’ ci si e’ sentiti una comunita’ e sono emersi legami forti, siete riusciti a vivere questi momenti di sofferenza in maniera dignitosa e capace di sopperire ai bisogni”. “Torno sulla presenza tra noi di numerosi volontari, spinti da sentimenti di solidarieta’ e carita’. Sappiamo come questa rappresenti una delle ricchezze di cui la terra toscana puo’ andare giustamente orgogliosa.
A tutti costoro vada la nostra gratitudine”, ha aggiunto Betori accostando la loro presenza “a quella dei pastori alla grotta di Betlemme”, mossi quest’ultimi dall’annuncio che “c’e’ un dono per loro e per tutta l’umanita'” ma che non di offrire a Gesu’ “i propri doni, condividendo le poche cose che un pastore poteva avere con se’ pernottando all’aperto. Sia la condivisione il modo di essere di ciascuno di noi, consapevoli che ogni cosa che offriamo ai fratelli e’ un dono fatto al Signore. E’ questo l’auspicio e l’augurio che faccio a me e a voi per questo Santo Natale”.
