Il pesce, in questi giorni, è uno dei prodotti più acquistati e consumati. Coldiretti Puglia ha lanciato però un allarme che interessa tutta Italia. “Le festività ancora in corso devono servire a riavvicinare i pugliesi al consumo di pesce locale che in Puglia paradossalmente è tra i più bassi d’Italia, nonostante la regione abbia 800 chilometri di costa e una tradizione marinara molto forte. Occhio però all’origine del pesce acquistato, con le insidie nel piatto come per il filetto di brosme spacciato per baccalà, uno dei piatti tipici della vigilia servito in umido o fritto“. Così Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, in una nota. Quasi 8 pesci su 10 consumati in Italia sono stranieri, prosegue Coldiretti, “spesso senza che i consumatori lo sappiano, soprattutto a causa della mancanza dell’obbligo dell’indicazione di origine sui piatti consumati al ristorante che consente di spacciare per nostrani prodotti provenienti dall’estero che hanno meno garanzie rispetto a quello Made in Italy. Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia – continua Coldiretti Impresapesca – ci sono il polpo del Vietnam spacciato per nostrano, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa sono vietatissimi in quanto pericolosi per la salute“.
Il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di “verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Per il pesce congelato c’è l’obbligo di indicare la data di congelamento e nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è’ accompagnata dalla designazione ‘decongelato’“. Questo mentre “la flotta peschereccia pugliese – denuncia Coldiretti – ha perso oltre un terzo delle imprese e 18.000 posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%“, con un danno importante in un settore “il cui valore economico è pari all’1% del Pil pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto: conta 1.500 imbarcazioni, 5.000 addetti“, soprattutto nelle zone di “Manfredonia, Molfetta, Sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi. Una crisi quella del settore ittico, che si trascina da 30 anni“, denuncia Coldiretti Puglia.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?