Coronavirus, a Roma spunta il cartello “vietato l’ingresso ai cinesi”. Parte la campagna social #JeNeSuisPasUnVirus

Sui social migliaia di cittadini cinesi hanno fatto partire la campagna #JeNeSuisPasUnVirus, proprio in risposta alla discriminazione dilagante

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E’ stato rimosso il cartello affisso in un bar, accanto all’osteria Trevi, nella Capitale, che vietava l’ingresso a persone di nazionalità cinese per via dell’allarme Coronavirus. Un cartello, scritto in cinese e in inglese, su cui si leggeva: “a causa delle disposizioni internazionali di sicurezza, a tutte le persone provenienti dalla Cina non è permesso di entrare in questo posto. Ci scusiamo per il problema“.

Bisogna evitare allarmismi ma dire che non ci saranno altri casi è negare la realtà”. Ha dichiarato il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, nel corso della conferenza stampa per fare il punto dopo i primi due casi di positività da Coronavirus. “Bisogna evitare la discriminazione con i cittadini cinesi che sono in Italia – ha aggiunto –. Loro sono molto interessati a proteggersi e a interagire con il sistema sanitario nazionale“. E intanto sui social migliaia di cittadini cinesi hanno fatto partire la campagna #JeNeSuisPasUnVirus, proprio in risposta alla discriminazione dilagante.

Cecilia Fabiano/LaPresse

Ci dissociamo da quanto accaduto. E un cartello forte che è una pessima pubblicità per il nostro quartiere di Trevi’‘. Lo ha detto la proprietaria del negozio di pelletteria, che fa parte dell’associazione commercianti Trevi, di fronte al bar su cui era affisso il cartello che vietava l’ingresso a persone di nazionalità cinese. ”L’associazione commercianti – ha sottolineato il presidente dell’associazione, Fabrizio Patriziprende le distanze dal cartello e dal suo contenuto ma siamo oggettivamente preoccupati della situazione. Il turismo cinese è abbondantemente presente a Trevi e non abbiamo ricevuto alcuna informativa dalle autorità su come comportarci e cosa fare. Al 90 per cento i due turisti cinesi, positivi al coronavirus, sono passati da Trevi. Non chiediamo rassicurazioni ma informazioni, tipo ‘utilizzate le mascherine’. Il rischio di psicosi è facile. Noi stiamo navigando a vista. Il pericolo che c’è nel rione Trevi è maggiore che a Tor Tre Teste”.

Preoccupata anche la proprietaria di un ristorante della zona. ”Certo non facciamo bella figura, ma come dobbiamo fare? – ha affermato – Non si sa che giri abbiano fatto queste due persone, non mi sento di dissociarmi completamente da quel cartello. Ci sono persone che possono entrare da me e stare due o tre ore. Io un po’ di paura ne ho“.