Esplosione del vulcano Taal nelle Filippine: cos’è uno tsunami vulcanico e i devastanti precedenti nella storia

PHIVOLCS ha avvisato della possibilità di uno tsunami vulcanico a seguito di una violenta eruzione del vulcano Taal: come si generano questi devastanti tsunami

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Il vulcano Taal delle Filippine ha eruttato ieri, 12 gennaio 2020, dopo oltre 40 anni di quiescenza. Residenti e turisti si sono allarmati ma allo stesso tempo sono rimasti incantati dalla vista dell’enorme colonna di cenere e vapore che si è alzata dalla caldera. PHIVOLCS, istituto di vulcanologia e sismologia delle Filippine, ha aumentato il livello di allerta a 4 su una scala di 5, innescando l’evacuazione dell’area nel raggio di 17km intorno al vulcano.

Mentre le province meridionali hanno subito il peggio del disastro, anche la Città Metropolitana di Manila ha avuto i suoi effetti. Oltre al caos dei voli, l’eruzione ha causato una intensa ricaduta di cenere  sulla Città Metropolitana di Manila, raggiungendo anche Quezon City. Con il problema della sicurezza dell’aria, tra i cittadini si è scatenata una corsa all’acquisto delle mascherine protettive.

Ma oltre alla minaccia di problemi polmonari dovuti alla cenere, PHIVOLCS ha avvisato anche della possibilità di uno tsunami vulcanico, che potrebbe verificarsi nei laghi di caldera come in quello del Lago Taal. Secondo Isabel Abigania, ricercatrice di PHIVOLCS, gli tsunami vulcanici, conosciuti come seiche, sono spostamenti o alterazioni della colonna d’acqua. Questo avviene quando c’è un’enorme eruzione vulcanica sott’acqua o quando grandi depositi vulcanici dalle eruzioni vengono scaricati in mare o nel vicino specchio d’acqua. In poche parole, la forza prodotta dagli enormi blocchi o masse che vengono espulsi nell’acqua possono generare onde molto grandi. Questo tipo di tsunami può essere generato anche da un crollo della caldera o di un versante. “Poiché l’Isola del Vulcano Taal è circondata dal Lago Taal, uno specchio d’acqua, la sua eruzione esplosiva o violenta genererebbe uno tsunami vulcanico che influenzerebbe le coste vicine. Simili vulcani circondati dall’acqua avrebbero lo stesso pericolo in caso di esplosione”, ha spiegato Abigania.

Secondo l’International Tsunami Information Center, gli tsunami vulcanici possono verificarsi raramente, ma solitamente sono accompagnati da eruzioni particolarmente violente. Il volume di acqua spostato può generare onde distruttive nelle vicinanze dell’eruzione. A parte l’improvviso spostamento d’acqua, gli tsunami come questo possono essere causati dal “crollo di un versante del vulcano o più probabilmente da un’esplosione freatomagmatica  e dal crollo/sommersione delle camere magmatiche vulcaniche”.

Ci sono stati esempi di tsunami vulcanici nella storia e probabilmente il più grande e distruttivo è stato quello dell’esplosione e del crollo del vulcano Krakatoa in Indonesia il 26 agosto del 1883. Le onde, che raggiunsero i 41 metri, distrussero le città costiere e i villaggi a Giava e Sumatra, uccidendo quasi 40.000 persone.

Nel 1792, l’eruzione del Monte Unzen, in Giappone, produsse una frana devastante che generò uno tsunami di 50 metri. Un terremoto innescò la frana dalla vetta Mayuyama, un duomo di lava di 4.000 anni che sorge sopra la città di Shimabara. La frana spazzò via la città e raggiunse il Mar Ariake, producendo uno tsunami. La devastazione portò circa 15.000 morti.

Le passate eruzioni di Taal hanno fatto registrare molte vittime. La violenta esplosione del 1911 ha prodotto il bilancio più grave, con 1.335 morti.