Farmaci e superbatteri: con i nuovi antibiotici evitabili 3mila morti l’anno in Italia

Allarme superbatteri: un'emergenza sanitaria che potrebbe rientrare grazie a nuovi antibiotici, scongiurando lo spettro di un'era pre-antibiotica

Già oggi, utilizzando al meglio e più precocemente i farmaci più innovativi, alcuni già esistenti e altri in fase di approvazione, si potrebbe ridurre di un terzo la mortalità da superbatteri nel nostro Paese, salvando 3.000 vite l’anno“: lo ha dichiarato Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie infettive al Dipartimento di scienze della Salute dell’università degli Studi di Genova, presidente della Società italiana terapia antinfettiva (Sita) e del Simposio internazionale “What we need to know for winning the battle against superbugs?”, organizzato a Genova dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Purtroppo sono soltanto 12 nel mondo le nuove molecole in fase avanzata di sviluppo clinico in antibioticoterapia – spiega Bassetti – a fronte delle oltre 700 in oncologia. Per contrastare i germi multiresistenti è dunque necessario potenziare la ricerca e incentivare l’utilizzo di nuovi antibiotici, veri salvavita come gli antitumorali, superando il paradosso di non curare un’infezione oggi per timore che diventi più grave o meno curabile domani“.
I super-batteri resistenti agli antibiotici uccidono ogni anno 700 mila persone, 33 mila in Europa e 10.000 in Italia.
L’esperto cita “il caso della Klebsiella pneumoniae, uno dei più frequenti batteri isolati in infezioni del sangue, dei polmoni e delle vie urinarie: recenti studi hanno evidenziato che i nuovi antibiotici hanno diminuito drasticamente la mortalità che è scesa dal 50-55% al 10-15%. Una riduzione di circa un terzo che, rapportata ai 10 mila morti l’anno in Italia, equivalgono a 3.000 morti in meno“. Nella guerra ai germi multiresistenti è “necessario potenziare la ricerca e incentivare l’utilizzo di nuovi antibiotici, veri salvavita come gli antitumorali, superando il paradosso di non curare un’infezione oggi per timore che diventi più grave o meno curabile domani. Se le aziende farmaceutiche non investiranno più in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici vi è il rischio di un ritorno in epoca pre-antibiotica, con la comparsa di ceppi batterici sui quali nessun antibiotico funziona più“.
E’ fondamentale fare ricerca – rileva l’esperto – per individuare nuovi farmaci e valorizzare gli antibiotici innovativi, che inseriti all’interno di schemi terapeutici adeguati consentano anche di proteggere gli sforzi e gli investimenti fatti a sostegno della salute del paziente con enormi risparmi di risorse. Se non interveniamo in maniera decisa, coinvolgendo le istituzioni e il sistema sanitario in tutti i suoi gangli al pari della società civile, come le aziende farmaceutiche che scoprono e producono nuovi antibiotici, il futuro sarà sempre più nero“: l’OMS prevede che entro il 2050 la prima causa di morte saranno le infezioni da germi resistenti.