Cambiamenti climatici, insicurezza alimentare e carenza d’acqua disponibile hanno un fattore comune, lo spreco alimentare. In Italia in media, sprechiamo ogni anno 65kg di cibo[1] pro capite, una quantità che – secondo il Food Sustainability Index[2] ci pone, in Europa, al 13° posto per quantità di cibo edibile che si perde a monte della filiera agro-alimentare e per sprechi durante le fasi di trasformazione, distribuzione e consumo[3]. Lo spreco alimentare si traduce anche in spreco di risorse naturali. La frutta e verdura che gettiamo ogni anno, per essere prodotta, ha richiesto oltre 73 milioni di metri cubi di acqua[4]. Un’enormità, se si pensa che con la stessa quantità potremmo riempiere – giornalmente – 80 piscine olimpioniche o soddisfare il fabbisogno di acqua potabile di tutta la Lombardia per 18 giorni, del Lazio per 23 giorni, della Campania per 27 e, addirittura, della Puglia[5] per 153. Più in generale, a livello globale, il cibo gettato ha un costo pari a 2,6 trilioni di dollari l’anno[6]; contribuisce ai cambiamenti climatici (generando l’8% delle emissioni annuali di gas serra[7]), al sovrasfruttamento dei terreni (il 28% dei terreni disponibili al mondo è usato per produrre cibo che poi non viene consumato[8]) e all’insicurezza alimentare nelle aree del mondo già a rischio di disuguaglianza sociale. Questa la foto di Fondazione Barilla in occasione della Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare (5 febbraio).
“I numeri dello spreco dimostrano che siamo davanti a un fenomeno drammatico che, a livello globale, ci allontana dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. Per combatterlo servono politiche mirate, come successo con la Legge Gadda in Italia o con gli accordi volontari stipulati da autorità regionali – ad esempio quelle di Lazio[9], Puglia[10] e Piemonte[11] – o come fatto nel 2018 dal Ministero delle Politiche Agricole, che ha stanziato 700.000 euro per finanziare 14 progetti di ricerca dedicati a estendere la data di scadenza dei prodotto alimentari, migliorare l’uso di nuove tecnologie di imballaggio, sviluppare app e piattaforme digitali, recuperare le eccedenze alimentari all’interno di tutta la filiera e facilitare la distribuzione del cibo ai gruppi più vulnerabili della popolazione[12]. In parallelo, servono però anche le iniziative dei privati, per sensibilizzare le persone sull’importanza di adottare diete sostenibili e combattere gli sprechi di cibo”, spiega Anna Ruggerini, Direttore Operativo della Fondazione Barilla.
QUATTRO CASI VIRTUOSI PER RIDURRE GLI SPRECHI ALIMENTARI: DA SU-EATABLE LIFE A REGUSTO
Per limitare lo spreco alimentare (e delle risorse della terra) serve dar vita a un cambiamento radicale dei nostri sistemi alimentari, partendo da azioni concrete. Eccone alcuni esempi:
- A febbraio parte il progetto Su-Eatable Life, iniziativa triennale finanziata dalla Commissione EU e pensata per risparmiare circa 5.300 tonnellate di CO2 equivalente e circa 2 milioni di metri cubi d’acqua, relative al consumo di cibo in Europa. All’interno di mense aziendali e universitarie (in Italia e nel Regno Unito), col supporto di un sistema informativo facile e di pronto utilizzo, verranno introdotti dei menù sostenibili. Fondazione Barilla è capofila del progetto, operando insieme a GreenApes, Wageninen University e la Sustainable Restaurant Association per dare il via alla fase sperimentale. I risultati raccolti serviranno da materiale di studio per analizzare l’impatto delle diete sostenibili sull’ambiente.
- La città di Milano ha dichiarato guerra allo spreco alimentare puntando, entro il 2030 a ridurlo del 50%. Questo perché le abitudini sbagliate di acquisto e consumo di cibo contribuiscono, in città, per oltre il 40% alle eccedenze alimentari. Eccedenze che, se eliminate, permetterebbero a ciascuna famiglia di risparmiare circa 450 € l’anno. Già nel 2018, il Comune ha agevolato i privati, riducendo del 20% la tassazione per chi dona il cibo a enti benefici e permettendo di recuperare, in appena sei mesi, 840 tonnellate di cibo[13].
- Tra le iniziative private si segnala l’app Last Minute Sotto Casa[14], che mette in contatto gli utenti con i negozianti che, a poche ore della chiusura dei loro esercizi, vendono i prodotti ancora freschi, ma invenduti, con sconti fino al 50%. Un’iniziativa che, solo a Torino, ha ridotto gli sprechi mensili fino a 3 tonnellate.
- Altro esempio è quello della piattaforma REGUSTO[15] che, oltre a rivolgersi al mondo della ristorazione, è utile alle amministrazioni comunali che intendono implementare e ottimizzare il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari verso le fasce più deboli della popolazione, mettendo in contatto i “donatori” (supermercati, mense, industrie, ristoranti, ecc.), con gli operatori degli enti no-profit attrezzati per il recupero.
PARMA 2020: LA MOSTRA SULL’IMPATTO CHE IL CIBO CHE MANGIAMO (E SPRECHIAMO) HA SULL’AMBIENTE
1/3 del cibo prodotto a livello globale non viene mangiato, ma viene gettato via o si perde lungo la filiera, tanto quanto basterebbe a sfamare 4 volte le oltre 820 milioni di persone malnutrite o che non hanno accesso al cibo nel mondo. Dato destinato a peggiorare se si pensa che, entro il 2050, la popolazione mondiale dovrebbe arrivare a 10 miliardi di persone. “Dobbiamo ripensare il nostro approccio al cibo – continua Ruggerini – e per farlo serve partire da un percorso culturale, che coinvolga i singoli, le famiglie e gli studenti. La mostra dal titolo “Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile” nasce per questo, mettere in luce il ruolo fondamentale che la cultura del cibo riveste nella rapida evoluzione della nostra società e raccontare come le nostre scelte alimentari possano contribuire a far bene a noi, ma anche al Pianeta”.
La mostra gratuita è organizzata a Parma da Fondazione Barilla con National Geographic Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterranean (SDSN Med), Madegus, Civicamente, col contributo di un comitato scientifico multidisciplinare, la curatela di Codice Edizioni e con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Parma. Un percorso espositivo digitale e multidisciplinare rivolto a tutti, con iniziative dedicate a studenti di tutte le età, chiamati a diventare protagonisti del cambiamento (per prenotazioni e altri dettagli, visitare il sito: www.noiilciboilpianeta.it/parma2020 ).
[1] Food Sustainability Index (FSI), uno strumento quali-quantitativo, sviluppato dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) in collaborazione con The Economist Intelligence Unit, che analizza le performance di 67 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare e al reddito. Il risultato finale non offre una classifica vera e propria ma una panoramica generale riguardo alla sostenibilità alimentare dei Paesi presi in esame calcolata su tre pilastri: spreco di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali. I Paesi presi in esame dall’Index rappresentano oltre il 90% del PIL globale e i 4/5 della popolazione mondiale.
[2] Food Sustainability Index
[3] BCFN, 2012. Lo spreco alimentare: cause, impatti e proposte. https://www.barillacfn.com/m/publications/spreco-alimentare-cause-impatti-
proposte.pdf
[4] Segré, Falasconi del 2011
[5] Elaborazione di Fondazione Barilla su dati rapporto Istat: “Utilizzo e qualità della risorsa idrica in Italia”, 2019
[6] FAO, 2014. Sono inclusi i costi economici, sociali e ambientali associati allo spreco.
[7] FAO, 2015
[8] Fao 2013.
[9] http://www.ecodallecitta.it/notizie/389017/regione-lazio-firmato-protocollo-contro-gli-sprechi-alimentari/
[10] https://pugliasociale.regione.puglia.it/dettaglio/-/articolo/66912/lotta_allo_spreco_alimentare_e_farmaceutico__pronto_l_avviso_per_
gli_ambiti
[11] http://www.regione.piemonte.it/cgi-bin/ufstampa/comunicati/dettaglio_agenzia.cgi?id=20437
[12] https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13475
[13] “Cibo e Città – Il ruolo delle città nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”
[14] https://www.lastminutesottocasa.it/
[15] https://regusto.eu/
I CONSIGLI DI BCFN PER UNA SPESA A “ZERO SPRECO”
Secondo la FAO[1], nel mondo, il 45% di frutta e verdura viene sprecato. Lo spreco avviene sia a livello industriale, a causa di fattori climatici e ambientali non favorevoli e di surplus produttivi; sia a livello domestico, perché – spesso – compriamo troppo o non conserviamo bene i cibi.
In Italia la frutta e gli ortaggi gettati via nei punti vendita comportano lo spreco di più di 73 milioni di metri cubi d’acqua (quella usata per produrli), ovvero 36,5 miliardi di bottiglie da 2 litri.
Ecco quindi che per ridurre gli sprechi domestici, la Fondazione Barilla lancia una serie di suggerimenti utili[2]:
- Fai una spesa ragionata: prima di comprare, controlla cosa serve davvero, fai una lista – e attieniti ad essa – e ricorda che sprecare cibo vuol dire buttare via dei soldi
- Quando cucini, fai attenzione alle quantità e cucina solo ciò che puoi consumare
- Fai attenzione all’etichetta: guarda sempre quando scadono i cibi
- Quando riponi i prodotti in frigorifero, metti i cibi a breve scadenza davanti e riponi in freezer i cibi che non puoi mangiare a breve
- Ricette contro lo spreco: non buttare via avanzi e scarti alimentari, possono dare vita a nuovi piatti creativi
- Prodotti freschi e di stagione: privilegia l’acquisto dal produttore
- Hai comprato troppo cibo? Condividilo con i tuoi vicini di casa o invita degli amici per mangiare insieme
- Al ristorante: se ti avanza del cibo chiedi di portare a casa gli avanzi in un pacchetto
- “Da consumare preferibilmente entro il…” vuol dire che gli alimenti risultano ancora idonei al consumo anche successivamente al giorno indicato. Verifica bene prima di buttarli
- Usa la tecnologia e cerca le app che ti aiutano a sprecare meno cibo.
[1] http://www.fao.org/save-food/resources/keyfindings/infographics/fruit/en/
[2] Elaborazione BCFN da Segrè A. (2013) “Vivere a spreco zero. Una rivoluzione alla portata di tutti”


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