La guerra e l’evoluzione umana, dalla clava al nucleare: siamo davvero sicuri di saper gestire il progresso?

Il nucleare iraniano preoccupa, e non solo quello: l'evoluzione ha fallito?

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C’erano una volta gli uomini delle caverne, che litigavano, se le davano di santa ragione e si scannavano per un cosciotto di bisonte. C’è oggi l’uomo moderno. Evoluto? Ragionevole? Emancipato? Diplomatico? Sulla carta, forse. Nella realtà siamo gli stessi identici di quelli che eravamo millenni fa. E sarebbe strano il contrario, considerando che a prescindere da tutto siamo pur sempre animali.

Millenni di evoluzione umana, cambiamenti, trasformazioni e progressi avevano uno scopo principale, che surclassa tutti gli altri: liberare l’uomo dal proprio istinto animale primordiale e renderlo in grado di agire solo in virtù del proprio pensiero, della propria capacità di discernimento e della propria cognizione. Peccato però che sia tutto fallito. L’ennesima guerra che si prospetta all’orizzonte ne è la prova. Il nucleare iraniano preoccupa, e non solo quello. Uomini di potere che giocano ai soldatini mandando in malora decenni di diplomazia. Ma la diplomazia si costruisce, l’odio e la guerra no, ci vengono spontanee.

L’uomo, checché se ne dica, ha utilizzato tutte le proprie qualità intellettive soprattutto per affinare la propria capacità distruttiva, che non fallisce mai. A fallire è, appunto, la diplomazia. A dimostrazione del fatto che siamo animali, innanzitutto. Ed è ora che ce ne facciano una ragione. Stiamo facendo uno sforzo immane per liberarci, da secoli, dai nostri atavici istinti, ma facciamo fatica e i disturbi psichici sempre più dilaganti ne sono la prova. Stiamo lottando con noi stessi e ci stiamo sgretonaldo, per trasformarci in ciò che non siamo: esseri perfetti e guidati dalla ragione. Sulla natura e sull’istinto non avremo mai la meglio, e della guerra non ci libereremo mai.