I cambiamenti climatici sono una questione di cui si dibatte molto negli ultimi tempi e quello che succede nel mondo troppo spesso viene associato con facilità ad essi. Ed è così che nascono previsioni e affermazioni apocalittiche che poco o nulla hanno di vero. Per esempio, molti credono che gli incendi in Australia creati dai cambiamenti climatici abbiano reso i koala “funzionalmente estinti”, che “miliardi di persone” moriranno e che la “vita sulla Terra” finirà nei prossimi anni a causa del clima. Poi c’è Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che si batte per il clima e che meglio di chiunque altro rappresenta l’allarmismo che permea il tema dei cambiamenti climatici. “Intorno al 2030, saremo in una posizione per scatenare un’irreversibile reazione a catena oltre il controllo umano che porterà alla fine della nostra civiltà così come la conosciamo”, sostiene Greta. Alexandria Ocasio-Cortez, politica e attivista statunitense a favore di un Green New Deal, invece afferma che “il mondo finirà entro 12 anni, se non affrontiamo i cambiamenti climatici”.

Ci sono prove che la visione catastrofista dei cambiamenti climatici sia controproducente perché aliena e divide molte persone. Esagerare i rischi legati ai cambiamenti climatici, inoltre, ci distrae da altre importanti questioni. Ecco allora un insieme di affermazioni catastrofiste sbagliate, che non hanno alcun fondamento scientifico.
Fine della civiltà umana
Lo scorso gennaio, i climatologi hanno criticato Ocasio-Cortez per aver detto che il mondo finirà in 12 anni. Eppure lo sviluppo economico ci ha resi meno vulnerabili, come testimonia il declino del 99,7% del numero di vittime a causa di disastri naturali dal picco nel 1931. In quell’anno, morirono 3,7 milioni di persone a causa di disastri naturali. Nel 2018, le vittime sono state solo 11.000 e questo calo si è verificato in un periodo in cui la popolazione globale è quadruplicata.
I morti legati al clima sono ai minimi storici: i dati che i catastrofisti non vogliono vedere
Aumento del livello dei mari
Un terzo dei Paesi Bassi si trova sotto il livello del mare e alcune delle sue aree si trovano addirittura 7 metri al di sotto. I Paesi Bassi si sono adattati a vivere sotto il livello del mare 400 anni fa e il miglioramento della tecnologia negli anni ha aiutato molto nel processo.
Carestie e morte di massa
Estinzione degli animali
Per esempio, gli incendi in Australia non stanno portando i koala all’estinzione. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) considera i koala come “vulnerabili”, che è un livello meno rispetto a “in pericolo”, due livelli meno rispetto a “gravemente in pericolo” e 3 livelli in meno rispetto ad “estinti”. Questo non significa che non bisogna preoccuparsi per i koala, il cui numero è sceso notevolmente, ma questi animali affrontano minacce più grandi, come la distruzione dell’habitat, malattie, incendi e specie invasive. Il tutto significa che il clima potrebbe cambiare drasticamente e noi potremmo comunque salvare i koala o che il clima potrebbe cambiare di poco e i koala potrebbero estinguersi lo stesso. Concentrarsi solo sul clima distoglie la nostra attenzione da altre minacce per i koala e da altre opportunità per proteggerli, come proteggere ed espandere il loro habitat.
Incendi
Sugli incendi uno dei principali scienziati dell’Australia ha spiegato: “Le perdite dovute agli incendi possono essere spiegate dalla maggiore esposizione delle abitazioni alla boscaglia incline agli incendi. Non devono essere invocate altre influenze. Quindi, anche se i cambiamenti climatici avessero svolto un piccolo ruolo nel modulare i recenti incendi – e non possiamo escluderlo – eventuali effetti sul rischio per le proprietà sono chiaramente oberati dai cambiamenti nell’esposizione”. E gli incendi non sono solamente dovuti alla siccità, che è comune in Australia ed eccezionale quest’anno. “I cambiamenti climatici stanno svolgendo il loro ruolo qui, ma non sono la causa di questi incendi”, ha detto Richard Thornton del Bushfire and Natural Hazards Cooperative Research Centre dell’Australia.
La stessa cosa vale per gli incendi negli Stati Uniti. Nel 2017, studiando 37 regioni diverse, gli scienziati hanno scoperto che “l’uomo non solo può influenzare i regimi di incendio, ma la sua presenza può superare o neutralizzare gli effetti del clima”. Delle 10 variabili che influenzano gli incendi, “nessuna era importante quanto le variabili antropogeniche”, come costruire case vicino alle foreste e gestire gli incendi e la crescita dei combustibili legnosi al loro interno.
Cosa dicono gli esperti
Il climatologo Kerry Emanuel del MIT e Wigley sostengono che la retorica estrema sta rendendo l’accordo politico sui cambiamenti climatici più difficile. “Bisogna trovare una sorta di via di mezzo quando si fanno cose ragionevoli per mitigare il rischio e cercare allo stesso tempo di far uscire le persone dalla povertà e renderle più resilienti. Non dovremmo essere costretti a scegliere tra far uscire le persone dalla povertà e fare qualcosa per il clima”, afferma Emanuel.
