Cos’è l’Inverno nucleare, il devastante scenario meteorologico che sarebbe innescato da una guerra atomica

Anche se un attacco nucleare colpisce solo un’infrastruttura miliare o centri popolati di una nazione, potrebbe produrre grandi danni all’atmosfera terrestre

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Sono passati quasi 75 anni da quando due bombe atomiche hanno devastato le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, la prima e ultima volta in cui sono state utilizzate armi nucleari in guerra. Ma con l’espansione degli arsenali nucleari globali, è aumentata anche la paura della guerra che potrebbe scatenarsi dal loro impiego. Mentre gli scienziati studiavano le possibili ramificazioni di un conflitto nucleare, è nata la definizione di “inverno nucleare”. Se la vista di un enorme fungo atomico all’orizzonte suggerisce che il mondo potrebbe finire con un forte boato, l’inverno nucleare porta l’idea che l’umanità post III Guerra Mondiale morirebbe con un lamento.

bomba nucleare corea del nordDagli anni ’80, questo scenario permea la più triste visione del futuro: improvvisamente, il cielo si infiamma con la luminosità di migliaia di palle di fuoco generate dalle detonazioni e milioni di vite bruciano fino alla cenere. Poi, mentre le tempeste di fuoco nucleari inceneriscono città e foreste, enormi quantità di fumo entreranno nell’atmosfera per seppellire il pianeta in enormi nubi nere di cenere. Il risultato sarebbe l’oscurità in pieno giorno, un crollo delle temperature e la morte della vita sul pianeta.

guerra nucleareLa teoria dell’inverno nucleare, sostanzialmente, è quella di un danno ambientale collaterale. Anche se un attacco nucleare colpisce solo un’infrastruttura miliare o centri popolati di una nazione, potrebbe produrre grandi danni all’atmosfera terrestre, componente fondamentale di tutta la vita sulla Terra che ci protegge dai pericolosi livelli di radiazione solare, permettendo anche al sole di scaldare il nostro pianeta. La luce solare, passando attraverso l’atmosfera, riscalda la superficie della Terra, che poi emette la radiazione terrestre che riscalda l’aria.

Se la cenere prodotta dalle città e dalle foreste in fiamme dopo l’esplosione di centinaia di bombe nucleari raggiunge l’atmosfera in quantità sufficienti, potrebbe agire come un vero e proprio ombrello, schermando ampie parti del pianeta dal sole. Se diminuisce la quantità di luce solare in arrivo sulla superficie terrestre, diminuisce anche la conseguente temperatura atmosferica e si interferisce potenzialmente con la fotosintesi.

Esempi di questo scenario si sono verificati su scala minore anche nella storia recente. Per esempio, l’eruzione del vulcano Krakatoa dell’Indonesia nel 1883 emise così tanta cenere vulcanica nell’atmosfera da abbassare le temperature globali di 1,2°C per un intero anno. Nel 1815, invece, l’eruzione del Monte Tambora, sempre in Indonesia, bloccò la luce solare al punto da provocare quello che fu definito un “anno senza estate”. L’anno seguente, i residenti degli Stati Uniti vissero nevicate in estate e temperature di 3-6°C inferiori alla media. Questo calo termico devastò le coltivazioni e provocò centinaia di migliaia di morti, senza contare le vittime dell’eruzione in Indonesia. Ma i disastri naturali non sono i soli a cambiare le temperature. Verso la fine della Guerra del Golfo nel 1991, il presidente iracheno Saddam Hussein incendiò 736 pozzi petroliferi del Kuwait. Gli incendi andarono avanti per 9 mesi, durante i quali le temperature dell’aria locali precipitarono di 10,2°C.

inverno nuclearePer quanto questi esempi possano sembrare gravi, i teorici dell’inverno nucleare hanno fornito una previsione molto più tetra nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra nucleare tra due superpotenze moderne, come potrebbero essere Stati Uniti e Russia. Negli anni ’80, i teorici hanno previsto cali di temperatura di 40°C per 10 anni. Un inverno del genere potrebbe completare la distruzione generata dalla guerra nucleare, portando i sopravvissuti verso la fame e la carestia.

I teorici Carl Sagan e Richard Turco propongono 6 categorie di inverno nucleare che aiutano a comprendere le possibili conseguenze atmosferiche della guerra moderna.

1. Inverno nucleare minimo: nello scenario migliore, un piccolo attacco nucleare causerebbe una minima copertura nuvolosa e un minimo, se non nullo, impatto ambientale. Anche se i danni sostenuti dalle aree bersaglio sarebbero sostanziali, il resto del mondo non subirebbe conseguenze atmosferiche.

inverno nucleare2. Inverno nucleare marginale: poche detonazioni nucleari sui centri urbani potrebbero abbassare le temperature dell’emisfero settentrionale di qualche grado. La produzione agricola ne soffrirebbe, provocando carestie, soprattutto se accompagnate dalla siccità. Mentre molta cenere tornerebbe sula Terra sotto forma di pioggia, tanta ne resterebbe nell’alta atmosfera. Sagan e Turco prevedono che le vittime di un simile inverno nucleare sarebbero uguali a quelle di una guerra nucleare. Al di sotto dell’equatore, tutto resterebbe prevalentemente invariato, considerata la separazione emisferica delle correnti d’aria e il fatto che la maggior parte dei bersagli nucleari si trova nell’emisfero settentrionale.

inverno nucleare3. Inverno nucleare nominale: gli autori ritengono questa categoria come una bassa possibilità di una guerra nucleare su vasta scala che include la detonazione di 6000-12000 armi nucleari. I sopravvissuti dovrebbero affrontare cieli bui, una diffusa siccità, ricaduta radioattiva e cali delle temperature di 10°C nell’emisfero settentrionale. La luce solare a mezzogiorno sarebbe solo un terzo di quello che era prima della guerra. Nei mesi successivi, queste nubi si dissiperebbero e il sole sembrerebbe bruciare più forte di prima. Questo perché le esplosioni nucleari avrebbero distrutto gran parte dello strato di ozono e maggiori quantità di radiazione solare raggiungerebbero la superficie terrestre. L’emisfero meridionale non subirebbe grandi cambiamenti climatici.

4. Inverno nucleare sostanziale: questo scenario, dopo una guerra nucleare su vasta scala, include conseguenze catastrofiche per l’emisfero nord: temperature gelide, una diffusa ricaduta radioattiva, inquinamento, distruzione dell’ozono e precipitazioni alterate. Come se una giornata molto nuvolosa persistesse per anni. Le piante verdi riceverebbero a malapena luce solare a sufficienza per la fotosintesi. I raccolti sarebbero scarsi, miliardi di esseri umani morirebbero, le specie si estinguerebbero e se l’umanità sopravvivesse, la civiltà come la conosciamo non sarebbe più la stessa. I danni nell’emisfero meridionale dipenderebbero dal numero di detonazioni al di sotto dell’equatore.

inverno nucleare5. Inverno nucleare grave: in questo scenario, meno dell’1% della luce solare raggiunge la superficie terrestre per mesi, determinando cali di temperatura nel mondo e luce insufficiente per la fotosintesi. Oltre alle diffuse carestie e all’inquinamento, Sagan e Turco prevedono che la produzione agricola sarebbe ridotta a livelli non visti dal Medioevo.

6. Inverno nucleare estremo: nello scenario peggiore, sulla base delle condizioni del 1990, sarebbero dispiegate quasi tutte le armi nucleari del mondo. Il risultato sarebbe oscurità totale a mezzogiorno. Gran parte della vita del pianeta morirebbe dentro questa nera tomba atmosferica.

In ogni caso, quella dell’inverno nucleare rimane una teoria e come accade per il riscaldamento globale, è facile classificare una fazione come allarmista e l’altra come negazionista. Il punto è che l’atmosfera è un sistema incredibilmente complicato: quando si hanno circa 5 quadrilioni di tonnellate di gas e innumerevoli fattori locali, globali, terrestri ed extraterrestri che la agitano, è difficile comprendere pienamente come funziona.