“E’ chiaro che i cinesi dicono abbastanza poco” sul nuovo coronavirus, “ma penso che la situazione vada vista anche in positivo: sono riusciti a individuare una ‘fogliolina’ in un mare sconfinato. Questi circa 200 casi di polmonite, che magari saranno anche molti di più e potrebbero sbarcare anche in Italia, sono però una piccola epidemia, che è stata individuata per tempo e che è ora, per questo, contenibile“: lo ha dichiarato all’AdnKronos Salute il virologo dell’Università degli Studi Milano Fabrizio Pregliasco. “Il quadro va sicuramente visto nel suo evolversi nel tempo perché si tratta di una forma non peculiare di infezione, che provoca una comune polmonite. Ma io voglio vedere il positivo: un’epidemia è come un incendio, inizia in una piccola zona, poi aumenta e poi qualche spezzone vola via (e questo potremmo accomunarlo ai viaggi delle persone nel mondo). E’ chiaro che oggi, rispetto al passato, dopo l’esperienza dell’H1N1, della Sars, della Mers, è stata rinforzata la capacità di individuazione della situazione di rischio. Con le pandemie di spagnola o la Hong Kong in qualche modo l’uomo è stato colpito in faccia e la situazione era incontrollabile. Oggi invece, pur essendo possibile che arrivino casi in Europa e in Italia come è già avvenuto in passato è presumibile che ci sarà una reazione complessiva del sistema in modo da poter circoscrivere e tamponare l’infezione“.
Si tratta “di un coronavirus, parente di quello della Sars. Dovrebbe avere l’80-90% del patrimonio genetico identico“, spiega, in due interviste a La Repubblica e La Stampa, Giovanni Rezza, responsabile delle malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, che ammonisce: “Dobbiamo evitare che arrivi da noi“.
E’ una “famiglia di agenti patogeni che si trovano comunemente nel mondo animale“, la trasmissione all’uomo avviene solo con “un contatto diretto, non a caso ad ammalarsi sono stati i frequentatori di un mercato di esemplari vivi. Tra uomini, Virus del genere passano attraverso la saliva che finisce nelle mucose di un’altra persona. Insomma ci vuole un contatto molto stretto“. Per proteggersi e prevenire l’infezione “sono da evitare locali sovraffollati e lavarsi spesso le mani. Potrebbe essere considerato anche l’uso di mascherina. Ovviamente mi riferisco a chi va in quelle zone, perché da noi al momento non c’è alcun problema, niente da temere“.
Riguardo “l’aggressività clinica“, “sembra essere un coronavirus poco letale, ma occorre cautela, la gravità si capirà di giorno in giorno“. Il virus provoca “polmoniti, quindi i malati hanno febbre elevata, tosse, malessere generale e difficoltà respiratorie” e “il trattamento è sintomatico. Le persone fragili, che se contagiate possono andare incontro a situazioni critiche, hanno bisogno della terapia intensiva“. Sconsigliare i viaggi a Wuhan, epicentro dell’epidemia, “è una norma di buonsenso che va combinata con un rafforzamento dei controlli sulle persone in arrivo da quelle zone“.


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