Previsioni Meteo Stagionali: lavori in corso per l’inverno. PDO- la chiave di volta. Più freddo e instabile nel prosieguo?

Previsioni Meteo Stagionali: inverno in standby in attesa di una possibile svolta seria tra fine mese e febbraio

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Previsioni Meteo Stagionali – Nuovo appuntamento con le previsioni stagionali in base agli ultimissimi dati. Va precisato che la stagione invernale non è connotata come tale solo se si verificano nevicate intense ed estese, piuttosto se termicamente vi sono i presupposti per essere inverno. Nella sostanza, un inverno rispecchia i canoni stagionali se presenta anomalie termiche tipiche della stagione, quindi un inverno che si rispetti deve presentare temperature mediamente fredde. Se vogliamo fare un punto della situazione da quando l’inverno astronomico è iniziato, ossia dal 22 dicembre, dobbiamo dire che tutto sommato, malgrado una componente di stabilità prevalente sul territorio, sotto l’aspetto termico sta facendo inverno. E i riscontri parlano chiaro.

Nella prima immagine allegata, abbiamo evidenziato uno resoconto NOAA sulle anomalie termiche dell’ultima settimana (29 Dicembre – 4 Gennaio). Ebbene, è piuttosto evidente che su gran parte dell’Italia, l’andamento termico sia stato sostanzialmente nella norma, rappresentando la norma la colorazione bianca prevalente. Ma ci sono stati, per di più, diverse aree con temperature addirittura sotto la media tra -0,5°C e -1°C. Parliamo naturalmente delle aree meridionali, soprattutto della Calabria, della Sicilia, in gran parte anche della Sardegna e localmente della Campania, della Puglia e anche del Lazio centrale. Le uniche aree sopra media sono state quelle settentrionali e nemmeno tutte, in particolare il Piemonte, i settori alpini, prealpini in genere, localmente le aree occidentali dell’Emilia-Romagna e meridionali lombarde. Quindi, grosso modo, questa prima parte d’inverno, sull’Italia, sta rispettando i canoni tipici della stagione, almeno su 3/4 di territorio. Stesso andamento anche su buona parte dei settori che si affacciano sul Mediterraneo, con anomalie termiche più accese tra i Balcani e la Grecia, localmente anche sul Nord/Nordest della Spagna e sul Nord Africa. Evidente,  invece, il surplus termico su buona parte dell’Europa centro settentrionale, soprattutto su area scandinava e di Nordest.

Volendo volgere uno sguardo, poi, a quello che è il prospetto per i prossimi 7/10 giorni, evinciamo da alcune proiezioni del modello europeo ECMWF, seconda immagine, che le anomalie termiche su scala nazionale non cambierebbero di molto. Su gran parte nelle regioni centro-meridionali continuerebbero, essenzialmente sulla terraferma, valori al suolo rientranti nelle medie stagionali o, piuttosto spesso ancora, sotto media, soprattutto sulle aree interne del medio-basso Tirreno, sulla Sicilia, ma anche diffusamente sulle aree adriatiche e fino a quelle settentrionali. Valori sopra media soltanto sull’alto Tirreno e su diverse settori del Nord, anche qui, tuttavia, con aree maggiori, rispetto a questa prima parte invernale già trascorsa, all’insegna di temperature nella media o sotto media. Insomma, possiamo ben dire che termicamente la prima parte stagionale abbia in qualche modo rispecchiato e potrebbe continuare a rispecchiare i canoni termici tipici della stagione.

Ma come evolverà il prosieguo?

Piuttosto complessa si pone l’evoluzione. Intanto, bisogna prendere atto di un evidente rafforzamento del vortice polare proprio in questi giorni e probabilmente per i prossimi 10 o 15, cosa che impedirà azioni invernali di rilievo verso il Mediterraneo centrale, ma sostanzialmente verso anche gran parte dell’Europa. Piuttosto, come già abbiamo prospettato in precedenti editoriali, a prevalere, su scala europea, dovrebbe essere una estesa alta pressione. Alta pressione che, tuttavia, proprio in sede mediterranea, potrebbe mostrare delle “defaillance”, ossia delle piccole crisi in quota, tali da determinare infiltrazioni di aria umida e locali fastidi sotto forma di nubi e qualche pioggia, in particolare sull’alto Tirreno e poi più diffusamente tra le isole maggiori e i settori ionici, localmente anche verso quelli del medio Adriatico. Disturbi, che, però, non inciderebbero sulla sostanziale egemonia dell’alta pressione, con tempo in prevalenza asciutto e stabile sul resto del Paese, sebbene, come abbiamo detto, abbastanza freddo soprattutto di notte e al mattino. Allo stato attuale dei dati, c’è molta incertezza circa la durata di questa egemonia anticiclonica. Potrebbe protrarsi per gran parte di gennaio anche se, per il corso della terza decade, ci sono segnali di possibili cedimenti e magari maggiori infiltrazioni fredde orientali.

Tuttavia, diverse indicazioni, provenienti da parte di altrettanti indici teleconnettivi da noi quotidianamente vagliati, ci inducono a ritenere che l’inverno potrebbe ancora dire abbastanza, anche in termini di instabilità oltre che di nuove azioni fredde, nel prosieguo stagionale.

Intanto andrebbe rilevato che un input importante in tal senso potrebbe derivare dall’index PDO, l’indice che monitora l’oscillazione  termica e della pressione, nelle acque superficiali del Pacifico settentrionale. La negatività di questo indice, nella corrente stagione, è particolarmente evidente, come mostra la quarta immagine, con geopotenziali bassi tra Alaska e Canada e verso gli States centrali, anticiclone aleutinico pimpante nel Pacifico settentrionale largo. Il tipo barico in quella sede oceanica, derivante dalla negatività di detto indice, potrebbe riflettersi, attraverso un susseguirsi di onde dinamiche sotto forma di cavi e promontori, verso il nostro Oceano Atlantico, agevolando via via una possibile alta pressione medio-alta in pieno Oceano. Stante ancora una evoluzione delle SST ( temperature acque superficiali) atlantiche ancora in itinere, è difficile a ora cogliere anche l’efficacia di una eventuale radice anticiclonica in prossimità del territorio iberico-marocchino.

Tuttavia, come mostrato nella quinta immagine, le prospettive per il prosieguo invernale (difficile anche cogliere la tempistica, tuttavia potremo arrivare agli ultimi giorni di gennaio e comunque poi nel corso di febbraio), sarebbero per un certo blocco alla veemente azione dei vortici nordatlantici, piuttosto spinta nel corso dei prossimi 15 giorni. Tale blocco, inevitabilmente, costituirebbe una apertura, invece,  ad azione più fredde continentali, verso l’Europa. La direttrice prevalente di dette azioni continentali, potrebbe essere duplice, a seconda della maggiore o minore forza della radice anticiclonica cui abbiamo accennato, tra l’Africa settentrionale e la Penisola Iberica.  Se questa si mostrasse più forte, tutta l’Italia potrebbe essere esposta a una fase fredda continentale con nevicate diffuse fino a bassa quota. Se, invece, in sede iberica, l’anticiclone dovesse mostrare delle debolezze, potrebbe essere possibile un dirottamento più settentrionale delle correnti fredde e coinvolgimento più diretto del Centro Nord Italia in azioni invernali, meno delle regioni meridionali. Questi sono dettagli da valutare eventualmente un po’ di giorni prima del possibile evento, tuttavia riteniamo piuttosto probabile una evoluzione del tipo rappresentato nell’ultima immagine a iniziare dalla terza decade di gennaio o, con maggiore probabilità, nel corso di febbraio.

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