La prima causa di morte nel mondo, tra prevenzione e cura: fondamentale “abbassare i livelli di colesterolo nel sangue”

Prevenire l'infarto miocardico è possibile: "Dobbiamo abbassare i livelli di colesterolo nel sangue"

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Le patologie cardiovascolari restano la prima causa di mortalità nel mondo, nonostante i miglioramenti e i progressi registrati negli ultimi decenni: il dato è stato ricordato nel corso della V edizione delle Giornate Telesiane di Cardiologia che si sono tenute il 24 e 25 gennaio nella sala conferenze dell’hotel San Francesco di Rende (Cosenza).
Pietro Vivona del Consiglio Nazionale di Ancecardio, responsabile del comitato scientifico che ha organizzato l’evento insieme al cardiologo Gennaro Meringolo, ha stilato un bilancio positivo dell’iniziativa “sia per la qualità degli interventi dei relatori, sia per il successo di pubblico“.
L’obiettivo era aggiornare in maniera costante i medici che lavorano sul territorio fornendo gli strumenti e la conoscenza per mettere in pratica le più moderne scoperte nel campo della cardiologia: per tale motivo sono stati invitati a relazionare noti specialisti in materia come il professore Antonio Giuseppe Rebuzzi del dipartimento di scienze cardiovascolari del Policlinico Gemelli di Roma.
Sono uno dei primi sostenitori delle Giornate Telesiane di Cardiologia, partecipo dalla prima edizione, è un grande servizio per i cittadini calabresi che possono avere così sul territorio cardiologi aggiornati. Nell’ambito della cardiopatia ischemica cronica si abusa della terapia interventistica che è utile, ma bisogna valutarne la necessità. La terapia ideale per il paziente è quella farmacologica, poi se i sintomi sono importanti, se l’arteria interessata è vitale, conviene fare la terapia interventistica. L’uso della chirurgia si sta limitando, soprattutto per quanto riguarda le coronarie e le valvole cardiache. Un esempio. Sull’aorta è spesso preferibile intervenire con una terapia medica o comunque interventistica fatta dai cardiologi e non dai cardiochirughi. Bisogna sempre ponderare bene rischi e benefici di angioplastica e rivascolarizzazione,” ha spiegato il prof. Rebuzzi.
Durante le Giornate Telesiane di Cardiologia il prof. Francesco Romeo, direttore della cattedra di Cardiologia presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha ripercorso la storia della cardiopatia ischemica fornendo consigli utili per la prevenzione. “La malattia coronarica ancora oggi è la prima causa di decessi nel mondo. Le sue manifestazioni cliniche sono le angine, l’infarto miocardico (che in passato aveva esito non modificabile), la morte improvvisa. Alcuni concetti di patogenesi sono noti sin dal 1850 quando si scoprì che l’aterosclerosi è una malattia di tipo infiammatorio,” ha spiegato Romeo. “Con il passare degli anni è stato possibile stabilire come questo fenomeno sia collegato all’accumulo di colesterolo nelle coronarie. Le placche che ostruiscono il lume del vaso sanguigno si formano a causa di fattori ambientali quali, appunto, i livelli di colesterolo, il diabete, l’ipertensione, l’obesità, il fumo, la scarsa attività fisica. Il più moderno trattamento è l’angioplastica primaria. E’ però essenziale che il paziente venga trattato nel più breve tempo possibile perché nei casi più gravi ogni dieci minuti la mortalità aumenta del 3%. Appena si avverte un dolore oppressivo persistente in sede retrosternale è fondamentale chiamare il 118“. Prevenire l’infarto miocardico è possibile: “Dobbiamo abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, bastano 30/50 milligrammi per decilitro a nutrire adeguatamente tutte le cellule del nostro organismo. Sarebbe opportuno mantenere basso il colesterolo sin dall’età fetale, durante la gestazione infatti comportamenti errati della madre possono influire sulla futura presenza di malattie coronariche. Nel corso degli ultimi decenni l’incidenza della cardiopatia ischemica non è diminuita, anzi, è in lieve aumento, però abbiamo gli strumenti per trattarlo in maniera più efficace rispetto al 30 anni fa. Su 200.000 infarti salviamo 20.000 persone in più, guadagnando così l’80% in termine di aspettativa di vita,” ha concluso Romeo.