Un’infusione di “staminali da donatore direttamente nel fegato, una sorta di micro-trapianto della durata di 10 minuti”, per consentire a un bimbo piccolissimo di rinviare “il trapianto di questo organo a un momento in cui è più grande e meno fragile: così questo intervento comporta meno rischi”.
A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Marco Spada, direttore della Pediatria e del Centro regionale per la cura delle malattie metaboliche del Regina Margherita di Torino, che ha condotto la sperimentazione attraverso la quale, per la prima volta al mondo, sono state infuse con successo cellule staminali epatiche in tre neonati colpiti da gravissime malattie metaboliche ereditarie.
“I bimbi, due femmine e un maschio, ora sono in buone condizioni”, aggiunge Spada. I piccoli “hanno ricevuto l’infusione a 2-3 mesi. Questo ha permesso loro di arrivare al trapianto a un anno e mezzo, anziché a 6-8 mesi. Si è trattato – ribadisce Spada – di una sorta di micro-trapianto di cellule staminali da donatore, che sono state prelevate e moltiplicate in laboratorio, prima di essere congelate” e conservate fino al momento in cui sono state “infuse direttamente nel fegato dei bimbi”. Lo studio è stato pubblicato su ‘Stem Cell Reviews and Reports’. La nuova terapia sperimentale è stata possibile grazie alle ricerche sulle cellule staminali epatiche condotte dal gruppo di Giovanni Camussi del dipartimento di Scienze mediche dell’università di Torino con il Centro di biotecnologie molecolari dello stesso ateneo.
