Trovato punto di impatto di un gigantesco meteorite: i detriti proiettati in Asia, Australia e Antartide

Potrebbe essere stato localizzato il cratere generato dall'impatto sulla Terra di uno dei più grandi meteoriti noti

MeteoWeb

La localizzazione del cratere generato dall’impatto sulla Terra di uno dei più grandi meteoriti noti era rimasto un mistero fino ad oggi: un gruppo di ricercatori ha annunciato che potrebbe trovarsi sotto la lava, nel campo vulcanico dell’altopiano di Bolaven, nel Laos.
I dettagli della scoperta sono stati pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences: il meteorite che si è schiantato sulla Terra oltre 790.000 anni fa era largo 2 km e l’impatto è stato così violento che i detriti sono stati proiettati in Asia, Australia e Antartide.
Gli indizi che hanno portato al luogo dell’impatto sono stati forniti da piccoli frammenti di vetro, chiamati tektites: si ritiene che si siano formati a partire da materiale terrestre che si è fuso in seguito all’impatto dei meteoriti. “La loro esistenza significa che il meteorite che ha colpito era così grande e la sua velocità così veloce che è stato in grado di fondere le rocce che ha colpito“, ha dichiarato alla CNN Kerry Sieh, ricercatore principale dell’Osservatorio della Terra di Singapore e tra gli autori della ricerca. “Ci sono stati molti tentativi di trovare il sito dell’impatto e molti suggerimenti, che vanno dal nord della Cambogia, al Laos centrale, e persino alla Cina meridionale, e dalla Thailandia orientale al Vietnam offshore“. “Il nostro studio è il primo a mettere insieme così tante linee di prova, che vanno dalla natura chimica dei tektites alle loro caratteristiche fisiche, e dalle misurazioni della gravità a quelle dell’età delle lave che potrebbero seppellire il cratere“.
Secondo i calcoli degli esperti, il cratere da impatto è largo circa 13 km e lungo 17: ora, per provare la teoria, sarà necessario “scavare alcune centinaia di metri per vedere se le rocce sotto la lava sono davvero le rocce che ci si aspetterebbe di trovare in un sito d’impatto, prove di fusione e di frantumazione“, ha concluso Sieh.