Virus Cina, è psicosi anche in Italia: mascherine sold out a Roma e manifestazioni di intolleranza verso i cinesi

La psicosi per il coronavirus è arrivata anche in Italia oltre che nel resto d'Europa

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La psicosi per il coronavirus è arrivata anche in Italia e si è diffusa soprattutto tra turisti e viaggiatori in partenza con voli aerei. Le mascherine protettive, da questa mattina, risultano sold out in varie farmacie di Roma. Numerose farmacie hanno esposto cartelli con la scritta ‘mascherine esaurite’, a seguito della forte richiesta delle ultime ore. Ma da Federfarma rassicurano: saranno presto di nuovo disponibili e non si registra una carenza di scorte nei magazzini dei rifornitori. A richiederle, spiega la responsabile Comunicazione di Federfarma Roma Laura Cesaroni, “sono soprattutto persone in partenza e dirette in aeroporto, oltre ai turisti. E’ scattata una sorta di psicosi, come gia’ accadde ai tempi della Sars, quando andarono esauriti in breve tempo gli igienizzanti per le mani“.

Ad ogni modo, rassicura la responsabile Federfarma, “le mascherine dovrebbero tornare disponibili a breve, gia’ nelle prossime ore. Ogni farmacia, infatti, si rifornisce almeno da tre o quattro depositi diversi che effettuano le consegne due volte al giorno. Ed e’ impossibile che i magazzini abbiano gia’ esaurito le scorte”. Dunque, conclude Cesaroni, “credo che la carenza possa magari essersi verificata in alcune farmacie maggiormente ‘prese d’assalto’ anche, magari, per la loro ubicazione piu’ centrale o vicina agli aeroporti, ma le mascherine ci sono e ritorneranno a breve disponibili nelle farmacie“. Inizialmente le richieste – spiegano nelle farmacie – hanno riguardato i modelli piu’ sofisticati, in particolare quelle con un piccolo filtro, ma per la carenza di disponibilita’ la scelta e’ caduta anche sulle altre piu’ semplici.

AP/LaPresse

Di epidemia si tratta e non di pandemia, stante la localizzazione che al momento, dati scientifici alla mano porta ad escludere una diffusione su scala più ampia o addirittura globale così come erroneamente il tam tam sui media e poi sui social ha portato a far credere – scrive lo Sportello dei Diritti – . Non la pensano così molti dei residenti in Europa per i quali dal timore, più o meno infondato, si è passati a vere e proprie manifestazioni d’intolleranza nei confronti di cittadini asiatici anche propri concittadini. Dopo gli episodi riportati dalla stampa italiana, anche in Svizzera, per esempio, alcune comitive di cinesi non sarebbero state fatte entrare nei ristoranti. La proprietaria di un ristorante cinese di Zurigo, lei stessa di origine cinese ha candidamente dichiarato alla stampa elvetica: «Il virus mi inquieta. In questo periodo i gruppi in viaggio dalla Cina non sono i benvenuti qui».

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Nonostante si tratti di una scelta discutibile, la donna si dice costretta a rifiutare gli ospiti asiatici «per motivi di sicurezza»: «Voglio proteggere il personale e gli altri ospiti». E non si fida minimamente dei controlli introdotti in alcuni aeroporti. «Ho la sensazione che le autorità non stiano prendendo abbastanza seriamente questo virus». Sulla stessa linea un’altra ristoratrice cinese di Lucerna: «Se mi arrivasse la richiesta di prenotazione da parte di un gruppo di turisti cinesi, credo che rifiuterei». Sulla stessa linea un altro di Opfikon (ZH), che ammette: «se arrivasse una comitiva che non è stata sottoposta a controlli», la manderebbe prima in ospedale. «Poi potrebbero cenare qui». Secondo lui, «è meglio un controllo in più», prima di poter mangiare nel suo ristorante. Il locale si è già munito di una scorta di mascherine, che i dipendenti hanno anche a casa. Il dato comune che si tratti di Svizzera o Italia è che molti, alla sola vista di persone di origine asiatica, non solo cinese, pensano subito al coronavirus. La psicosi, quindi, è tuttora in corso. Si dice persino che vi sia stato un boom di vendite di mascherine protettive. Tutti elementi che, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ci portano ad affermare l’esigenza che le autorità competenti a partire dal Ministero della Salute all’Istituto Superiore di Sanità, diano la più ampia informazione possibile e, dati scientifici e statistici alla mano, comunichino che in Europa non vi è nessun allarme e che i controlli agli aeroporti e, quindi, alle frontiere sono e resteranno rigorosi finché l’emergenza in Cina sarà conclusa”.