Coronavirus, boom di casi in Cina: l’epidemiologo spiega cos’è successo e perché è un “artefatto”

Coronavirus, esperto: "Il Sars-CoV-2 ha le caratteristiche di un virus con potenzialità pandemiche: si trasmette facilmente da uomo a uomo per via aerea"

Sta facendo scalpore nelle ultime ore la notizia che le autorità cinesi hanno segnalato in un giorno un numero di casi che fino a oggi era segnalato in una settimana. Cos’è successo? Sembra si tratti di quello che in termini tecnici definiamo un ‘artefatto della sorveglianza’“: lo ha spiegato l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene dell’Università di Pisa, su “Medical Facts”, magazine online di informazione scientifica e debunking delle fake news, con la direzione scientifica di Roberto Burioni. In pratica “cambia la definizione di caso, cambiano le capacità diagnostiche, cambia il sistema di notifica e… cambiano i numeri. Significa che non dobbiamo fidarci dei numeri? Non esattamente. Diciamo che dobbiamo basare le scelte di politica sanitaria su altri parametri. Cioè su quello che si sa“. Un nuovo virus, “ora battezzato giustamente Sars-CoV-2, circola in un Paese vasto e densamente popolato come la Cina. Il Sars-CoV-2 ha tutte le caratteristiche di un virus con potenzialità pandemiche: si trasmette facilmente da uomo a uomo per via aerea e incontra una popolazione che è scoperta immunologicamente nei confronti del virus“.

Quello emerso in Cina è un “virus con potenzialità pandemiche“, e “le misure di chiusura del traffico internazionale” serviranno “solo a rallentare la diffusione, non a impedirla“, precisa Lopalco su ‘”Medical Facts”. “Come per ogni virus con potenzialità pandemiche bisogna fare di tutto per impedirne o rallentarne la diffusione internazionale. La diffusione del virus potrebbe interrompersi miracolosamente in Cina. Questo è lo scenario più favorevole, ma meno probabile. A mio personale parere, meglio puntare sul rallentamento. Le misure di chiusura del traffico internazionale, per essere efficaci, dovrebbero essere drastiche, coordinate a livello continentale e associarsi a forti misure di contenimento in Cina. Comunque, serviranno a rallentare la diffusione, non a impedirla“. Dunque “bisogna approfittare del fatto di vivere in Europa, perché questo ci darà un vantaggio di alcune settimane, che saranno cruciali per la preparazione. È questo dunque che bisogna fare: prepararsi allo scenario peggiore e non farsi prendere dal panico. Il tempo gioca a nostro favore, approfittiamone“.

Nel frattempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca di vederci chiaro sui nuovi criteri per il conteggio dei casi: l’OMS ha richiesto formalmente informazioni più dettagliate sui casi diagnosticati clinicamente – senza la conferma dei test di laboratorio – nella provincia di Hubei. In particolare – si legge nell’ultimo report sulla diffusione dell’epidemia – l’OMS chiede di sapere in quale fase dell’epidemia si sono verificati questi contagi e se i casi sospetti sono stati riclassificati come casi diagnosticati clinicamente.
Si tratta di 13.332 casi non sottoposti ai test di laboratorio nell’Hubei, che la Cina ha notificato per la prima volta nei report solo qualche giorno fa.