Coronavirus e malattie reumatologiche: “Il rischio non è da sottovalutare”

Chi soffre di una malattia reumatologica si sta interrogando se può essere soggetto a maggiori rischi di contrarre il coronavirus

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Sono potenzialmente più a rischio di altri di contrarre il coronavirus?”. “E se lo prendo, rischio di morire?”. Sono queste le domande più frequenti che arrivano dai 5 milioni di malati reumatologici italiani agli esperti. Fare allarmismo non serve, premettono i reumatologi del CReI, il Collegio Reumatologi Italiani, ma ci sono alcuni accorgimenti che, in questo momento, gli esperti invitano ad adottare a chi sta prendendo immunosoppressori per la cura della malattia reumatologica da cui è interessato. «A oggi, sono 53 i casi registrati in Italia di CodVid-19, di cui 2 con esito fatale. Premesso che è molto difficile ricostruire in così poco tempo il reale rischio di mortalità di tale epidemia, se mutuiamo i dati cinesi si dovrebbe assestare intorno al 2% della popolazione. Ciò che sappiamo riguardo a chi può essere più esposto a un maggiore rischio di mortalità arriva da un review di tre giorni fa, a firma degli esperti cinesi. In particolare, è più esposto chi ha malattie respiratorie causate dal fumo, chi è obeso e chi ha la BPCO, la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Ai nostri pazienti reumatologici, che hanno queste comorbilità, quindi con una maggiore esposizione al rischio suddetto, noi consigliamo di contattare il reumatologo per valutare la possibilità di sospendere la terapia immunosoppressiva aggressiva. In ogni caso, il suggerimento è quello di rimanere isolati dall’ipotetico contagio, stando a casa», avverte Stefano Stisi, direttore della Reumatologia dell’AO San Pio di Benevento e Past President del CReI.

Un’altra buona prassi, che chi soffre di una malattia reumatologica dovrebbe adottare, è vaccinarsi.  «I vaccini inattivi antinfluenzale e antipneumococco sono assolutamente consigliati a chi ha una malattia reumatologica. Non eliminano il rischio di contrarre il coronavirus, ma sicuramente sono armi difensive in più, soprattutto per chi ha un deficit del sistema immunitario», aggiunge Gilda Sandri, reumatologa presso il AOU Policlinico di Modena e Vicepresidente del CReI. Inoltre, ricorda Sandri, le norme del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità vanno seguite alla lettera. «Se i malati reumatologici hanno dubbi sul continuare o rimandare momentaneamente le terapie, possono fugarli contattandoci. O se hanno febbre, tosse, o sono rientrati dalla Cina da meno di 14 giorni, possono chiamare il numero 1500 appositamente istituito dal Ministero, evitando di uscire da casa. È assolutamente sconsigliato prendere iniziative personali, come sospendere le cure senza avere consultato il proprio reumatologo», conclude la Vicepresidente CReI.