Coronavirus, l’esperto: “Il morbillo è molto più contagioso, in Italia da 844 casi nel 2016 a quasi 5.000 nel 2017”

"Il morbillo probabilmente e' una delle malattie infettive tra le piu' contagiose, molto più contagioso del coronavirus", afferma Paolo Villari

Il morbillo probabilmente e’ una delle malattie infettive tra le piu’ contagiose. Per fare una correlazione, e’ sicuramente una malattia molto piu’ contagiosa rispetto al coronavirus, che in questi giorni sta dominando tanto dal punto di vista mediatico che da quello della Sanita’ pubblica“. Lo dichiara alla Dire Paolo Villari, segretario nazionale della Societa’ italiana di igiene medicina preventina e sanita’ pubblica (SItI) e presidente della commissione nazionale di verifica per l’eliminazione del morbillo e della rosolia. Il morbillo in Italia e’ una patologia ancora presente, “veniamo fuori da un triennio difficile. Negli ultimi tre anni- illustra lo specialista– si e’ registrata una recrudescenza dei casi in Italia, come anche in Europa, in maniera abbastanza consistente con quello che e’ l’andamento epidemiologico del morbillo”.

Si e’ passati da 844 casi nel 2016 a 4.991 nel 2017, per proseguire con 2.526 nel 2018, fino alle stime appena pubblicate dall’Epicentro dell’Istituto superiore di sanita’ (Iss) che al 31 dicembre 2019 indica 1.627 casi. Dunque, c’e’ una buona notizia: “Nel 2019 si sono verificati meno casi rispetto al 2018 e a sua volta anche nel 2018 i casi sono numericamente inferiori rispetto al 2017”.

A decrescere quindi e’ anche l’incidenza del morbillo in Italia, che da 82 casi su 1.000.000 di persone (2017) scende ai 42 del 2018, per giungere a soli 27 casi nel 2019. “Stiamo sicuramente sperimentando un miglioramento, ma non e’ assolutamente una situazione compatibile con il piano mondiale di eliminazione del morbillo“, commenta il professore ordinario di Igiene dell’Universita’ La Sapienza di Roma. Altro punto che Villari tiene a sottolineare e’ “che la massima incidenza del morbillo si verifica nel primo anno di vita, pero’, il grosso dei casi dal punto di vista delle frequenze assolute si verificano, invece, nell’eta’ piu’ avanzata”. Infatti, l’eta’ mediana dei casi tra il 2017 e il 2019 “e’ tra i 25 e i 30 anni. Il che significa– puntualizza- che il morbillo si sta configurando sempre di piu’ come una malattia degli adulti, perche’ in realta’ molto spesso i bambini sono quasi sempre vaccinati. È nella popolazione adulta, invece, che rimangono delle sacche di suscettibilita’ di persone che non hanno avuto il morbillo e che non sono vaccinate, e li’ il virus circola alla grande. Tutti- conclude Villari- si devono vaccinare, non soltanto i bambini. Questa e’ la misura piu’ importante“.