Coronavirus, esperto: “Non è una banale influenza, tanti ricoveri in terapia intensiva”. Medici di Lodi in trincea: “Poca protezione, quelli in quarantena dormono negli ambulatori e continuano a fare triage telefonico”

"Il principale modo per evitare il disastro sanitario che le proiezioni ci fanno intravedere e' contenere la diffusione dell'infezione": i medici della zona rossa lavorano già in condizioni critiche

“Questa malattia non e’ una banale influenza, e’ alta la percentuale di pazienti che richiede un ricovero in terapia intensiva. E’ una malattia che impatta molto sulle strutture sanitarie, che richiede un grande impegno da parte dei sanitari e credo che, per quanto la Lombardia abbia tutta la tecnologia, tutti i sanitari e le competenze per trattare questa infezione che ci viene da lontano, il principale provvedimento e modo per evitare il disastro sanitario che le proiezioni ci fanno intravedere e’ contenere la diffusione dell’infezione”. Lo ha dichiarato il professor Antonio Pesenti, direttore del dipartimento di Anestesia-Rianimazione e Emergenza Urgenza del Policlinico di Milano durante il suo intervento alla conferenza stampa a Palazzo Lombardia a Milano dove si e’ fatto il punto sull’emergenza Coronavirus. “Non c’e’ una terapia specifica per ora, non abbiamo un vaccino, possiamo solo contenere l’infezione – ha concluso Pesenti – I rianimatori e le terapie intensive italiane hanno la tecnologia e le competenze per curare questi malati ma l’impegno e’ soprattutto quello di prevenire l’infezione”.

Medici di Lodi in trincea: “Poca protezione, quelli in quarantena dormono negli ambulatori e continuano a fare triage telefonico”

I medici lombardi del lodigiano, area che comprende le zone rossa e gialla per la maggiore diffusione del coronavirus, lavorano senza sosta ma in condizioni critiche. A disposizione, per la protezione personale, hanno solo 5 mascherine e due camici a testa. Ma le mascherine andrebbero cambiate ogni 8 ore ed il camice una volta al giorno. Il presidente dell’Ordine dei medici di Lodi, Massimo Vajani, ha descritto la grande sfida che stanno affrontando. “La zona rossa e’ quella dei comuni del basso lodigiano – racconta intervenendo a ‘coronavirus – il punto’ dell’ANSA – ma anche Lodi, che e’ zona gialla, la eleverei almeno ad ‘arancione’ per il rischio contagio. Proprio oggi, altri tre medici a Lodi hanno manifestato febbre e sintomi respiratori ed hanno subito fatto i tamponi, dei cui risultati siamo in attesa. I tempi pero’ possono essere anche di 5-6 giorni e per questo chiediamo una corsia accelerata per i test dei sanitari, la cui presenza al lavoro e’ cruciale. La situazione, insomma, e’ in continua evoluzione”.

Il fatto e’ che proprio i medici “sono il primo vettore di trasmissione del virus. Eppure siamo assolutamente scoperti – e’ la sua denuncia – di tutti quei mezzi di protezione personale che ho sollecitato pesantemente ma che ci sono stati consegnati in misura molto ridotta: i medici per le aree rossa e gialla del lodigiano hanno ricevuto solo 5 mascherine con alto filtro protettivo e 2 camici a testa, ma noi siamo in ambulatorio quotidianamente e questi dispositivi ci bastano per non piu’ di 5 giorni, salvo imprevisti”. “Molti medici di famiglia sono in quarantena e dormono negli ambulatori stessi, ma continuano comunque a fare triage telefonico per agevolare i colleghi che stanno lavorando sul campo. Il problema e’ che sono pochi: la zona rossa comprende 50mila abitanti e ci sono 45 medici in totale, ma ci sono zone come Castiglione d’Adda dove su 4 medici, 3 sono in quarantena. Al momento, un solo giovane collega sta coprendo in sostituzione i turni degli altri. Da solo, sta cercando di coprire la domanda di un bacino che conta circa 6mila abitanti”.

“C’e’ una continua richiesta di certificati medici per giustificare le assenza dal lavoro. Infatti chi vive a Lodi e lavora ad esempio a Milano viene sistematicamente allontanato dal posto di lavoro pur non provenendo dalla zona rossa, senza alcuna giustificazione. Insomma, siamo additati come untori”. Vajani indica anche un’altra grave criticita’: “la chiusura dei Pronto soccorso negli ospedali di Codogno e Casalpusterlengo nella zona rossa impone di trasferire i pazienti di tale zona ad altri ospedali e questo determina un rischio di contagio. Chiediamo dunque di allestire tende militari dove fare un triage preventivo ai pazienti prima di trasportarli altrove”. Infine, la questione scuole: “Auspico che almeno per tutta la prossima settimana le scuole del lodigiano vengano mantenute chiuse, per evitare un’ulteriore diffusione del virus, e che vengano prolungate anche – conclude Vajani – le altre misure anti-contagio”.