Coronavirus: insulti e minacce a una comitiva di cinesi a Roma, si rischia l’incidente diplomatico “la Cina non dimentica”

"I cinesi non dimenticano i loro amici, ma non dimenticano neanche chi li ha abbandonati nel momento del bisogno": basta con la psicosi da coronavirus

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Cinque giovani cinesi sono stati insultati e minacciati domenica pomeriggio a Roma da un gruppo di adolescenti. “Andate via dall’Italia perché siete infetti dal coronavirus“, avrebbero urlato i tre nei confronti degli asiatici, avvicinati in piazza dei Consoli, in zona Tuscolana. Dopo le urla, i ragazzi italiani sarebbero fuggiti. Sul posto sono intervenuti i poliziotti del commissariato Tuscolano che hanno fermato uno dei giovani, un 15enne che aveva minacciato con una bottiglia rotta i ragazzi cinesi. Nessuno è rimasto ferito. Nel gruppetto di cinesi anche una ragazza, incinta, che è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Ippolito per controlli dopo lo spavento, ma non ha riportato conseguenze. Al termine delle verifiche, il gruppo di cittadini cinesi ha deciso di non sporgere denuncia nei confronti dell’adolescente italiano.

E non è l’unico episodio di discriminazione, purtroppo. La reazione dell’Italia all’epidemia di nuovo coronavirus, con il blocco dei voli da e per la Cina, “è stata improvvisata e gestita in maniera dilettantesca“, una volta passata l’emergenza potrebbero esserci “conseguenze” nei rapporti tra Roma e Pechino. Lo denuncia Alberto Bradanini, ex ambasciatore italiano in Cina e ora presidente del Centro studi sulla Cina contemporanea, parlando con l’Adnkronos delle tensioni tra Roma e Pechino di queste ore. “Le nostre reazioni – dice – sono state come al solito improvvisate, gestite in maniera dilettantesca, perché la chiusura di tutti i voli tra l’Italia e la Cina andava discussa e concordata con gli stessi cinesi. Tra l’altro è una misura che, se l’Europa esistesse veramente, andrebbe adottata e livello europeo“. A parte il fatto che comunque in Italia si può arrivare attraverso Paesi terzi, con voli che fanno scalo, secondo l’ex ambasciatore sarebbe stato il caso di “trovare con i cinesi una soluzione che non intaccasse quella buona intesa diplomatica che è necessario avere con un Paese così importante dal punto di vista commerciale ed economico, e loro avrebbero capito”.

Bradanini quindi non esclude che, una volta conclusa l’emergenza, potranno esserci conseguenze nei rapporti tra Roma e Pechino. “I cinesi non dimenticano i loro amici, ma non dimenticano neanche chi li ha abbandonati nel momento del bisogno – commenta – La nostra politica economica dovrebbe essere basata su un modello maturo e non dovremmo gestirla con il cappello in mano come abbiamo fatto finora. Abbiamo preso una misura bislacca, ce ne assumiamo tutte le responsabilità e reputo che ne pagheremo le conseguenze“. Infine Bradanini parla del modo in cui i cinesi hanno reagito all’epidemia di nuovo coronavirus: “A parte le prime due settimane in cui hanno sottovalutato quello che stava succedendo per ragioni burocratiche e perché temevano l’impatto economico – osserva l’ex ambasciatore – direi che hanno risposto molto bene, tutte le informazioni sono disponibili e il governo cinese collabora con i funzionari dell’Oms“.