Coronavirus, Oms: “La trasmissione da pazienti asintomatici è rara”, utilizzato un farmaco sperimentale anti-ebola su un paziente

Il principale veicolo di trasmissione del Coronavirus, "sono i casi sintomatici", "la trasmissione del virus da casi asintomatici è rara", sostiene l'Oms

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Il principale veicolo di trasmissione del Coronavirus, “in base ai dati disponibili, sono i casi sintomatici” ma l’Organizzazione mondiale della Sanità “è a conoscenza della possibile trasmissione di 2019-nCoV da persone infette prima che si sviluppino i sintomi“. E’ quanto si legge nel bollettino quotidiano dell’Oms. “La trasmissione del virus da casi asintomatici è rara anche per gli altri coronavirus, come abbiamo visto in precedenza per il Mers. Pertanto, è probabile questo non sia un importante fattore di trasmissione. Le persone sintomatiche diffonderanno il virus più facilmente tossendo e starnutendo“, si legge nel bollettino.

Istituto Pasteur: “Vaccino entro 20 mesi”

I ricercatori dell’Istituto Pasteur sono riusciti a isolare il Coronavirus e lavorano, come promesso in una conferenza stampa a Parigi, per ottenere un vaccino entro venti mesi. Gli scienziati della prestigiosa istituzione francese sono riusciti a isolare e coltivare i ceppi del nuovo Coronavirus, i primi a farcela in Europa, segnando così “un progresso importante” nella ricerca di un vaccino e della cura. “Un’intera gamma di ricerche è resa possibile” dal superamento di questa fase, ha spiegato venerdì Arnaud Fontanet, direttore del dipartimento di salute globale dell’Istituto Pasteur. “È un virus molto difficile da isolare. I cinesi sono riusciti a isolare un ceppo, una squadra australiana è riuscita questa settimana e noi siamo i primi in Europa”, ha sottolineato. I ricercatori hanno utilizzato campioni prelevati dai primi casi confermati di Coronavirus in Francia, venerdì 24 gennaio, che hanno inoculato in cellule già note per consentire la moltiplicazione di altri Coronavirus vicini. Alcuni campioni non hanno prodotto nulla, ma in due campioni dello stesso paziente, “a partire da lunedì”, gran parte delle cellule sono state distrutte, “suggerendo la presenza del virus”, che è stato poi confermato dalle analisi, ha spiegato Sylvie van der Werf, capo del centro nazionale di riferimento per i virus respiratori al Pasteur. Ora si potrà testarlo sull’efficacia di “molecole antivirali conosciute”, modificarlo “allo scopo di proporre un candidato al vaccino” o persino studiarne il funzionamento per “identificare i punti deboli che consentirebbero di sviluppare strategie terapeutiche” e quindi sviluppare nuove cure. L’analisi degli anticorpi presenti nei pazienti infetti dal virus consentirà anche di “sviluppare un test sierologico adeguato per lo screening per l’infezione” su una scala più ampia.

Farmaco sperimentale anti-ebola a primo paziente negli USA

È stato usato un farmaco sperimentale, un antivirale sviluppato contro Ebola, per il primo paziente americano con infezione da nuovo Coronavirus. Sul caso i medici hanno pubblicato ieri un dettagliato articolo sul ‘New England Journal of Medicine’, specificando che all’aggravarsi delle condizioni polmonari dell’uomo, un 35enne ricoverato in isolamento al Providence Regional Medical Center di Everett, hanno deciso di somministrargli il farmaco in uso compassionevole. Si tratta di un antivirale (remdesivir) messo a punto dall’azienda farmaceutica Gilead per combattere Ebola, che però non si è rivelato efficace come i trattamenti basati su anticorpi monoclonali. Non ha ancora ottenuto l’autorizzazione alla commercializzazione da parte della Fda o altre agenzie del farmaco in altri Paesi. “Per quanto mi risulta è il primo caso in cui questo farmaco viene utilizzato” contro il nuovo Coronavirus, ha spiegato Jay Cook, direttore scientifico del Providence Regional Medical Center, secondo quanto riportano i media locali. L’antivirale è stato somministrato al paziente, che ha espresso il consenso, solo una volta, al settimo giorno di ricovero, senza effetti collaterali. Le sue condizioni sono migliorate, i polmoni risultavano ‘puliti’ e il giorno dopo i medici hanno smesso la somministrazione dell’ossigeno. Il paziente resta ancora ricoverato, anche se è senza febbre e senza sintomi a parte la tosse.

Virus Cina, “Il panico non serve a contrastare le infezioni”

“Come sempre in queste occasioni, la cosa più importante è mantenere la calma ed evitare di creare e diffondere il panico. L’epidemia in Cina del nuovo coronavirus è senz’altro un’emergenza da affrontare seriamente, ma teniamo presente che il nostro Ministero della Salute ha preso per tempo tutte le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus”. Lo dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Quello che ciascun cittadino può e deve fare è mettere in atto quelle semplici misure di igiene personale che valgono per tutte le infezioni virali, come l’influenza stagionale che proprio ora sta attraversando la fase di picco”, aggiunge. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato in questi giorni una sorta di decalogo per ridurre il rischio che vale la pena riportare: Lavarsi di frequente le mani con le soluzioni igienizzanti a base di alcol o con acqua e sapone; coprirsi il naso e la bocca con un fazzolettino quando si tossisce o si stranutisce, gettare il fazzolettino e lavarsi le mani; evitare contatti ravvicinati con persone che presentino febbre e tosse; rivolgersi tempestivamente al medico in caso di febbre e tosse, facendogli anche presente se di recente si sono compiuti viaggi all’estero; evitare di consumare alimenti di origine animale crudi o solo parzialmente cotti. Maneggiare i cibi crudi di origine animale in modo da evitare che possano contaminare altri alimenti crudi (verdure, frutta).

“Quanto all’uso delle mascherine serve innanzitutto a evitare di contagiare gli altri, e in paesi come il Giappone è pratica corrente per chiunque abbia anche soltanto il raffreddore – prosegue Mandelli -. Mai come quando si presenta una nuova malattia infettiva è fondamentale una corretta informazione, innanzitutto quella dei siti istituzionali e quella che viene dai professionisti della salute, e non il passa-parola non verificabile dei social media. I 100.000 farmacisti italiani sono a disposizione per ragguagliare il cittadino e rispondere a tutte le sue richieste”.

Oms: “Non c’è rischio contagio con lettere o pacchi”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostiene che è sicuro ricevere una lettera o un pacco dalla Cina. E’ sicuro ricevere una lettera o un pacco dalla Cina? “Sì, è sicuro. Le persone che ricevono pacchi dalla Cina non sono a rischio di contrarre la 2019n-CoV. Da un’analisi precedente, sappiamo che i Coronavirus non sopravvivono a lungo su oggetti, come lettere o pacchi”, ha twittato l’OMS. È sicuro ricevere una lettera o un pacco dalla Cina? “Sì, è sicuro. Le persone che ricevono pacchi dalla Cina non sono a rischio di contrarre il #2019nCoV. Dall’analisi precedente, sappiamo che i Coronavirus non sopravvivono a lungo su oggetti, come lettere o pacchi”.