Lanciata la sonda diretta al Sole: al via l’ambiziosa missione europea Solar Orbiter

Solar Orbiter fornirà le prime vedute delle inesplorate regioni polari del Sole da alte latitudini, fornendo una visione senza precedenti

La sonda europea Solar Orbiter è stata lanciata con successo dalla base americana di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5: è quindi iniziata la missione più ambiziosa mai organizzata diretta al Sole, realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea e condotta in collaborazione con la NASA. Uno dei suoi dieci strumenti è italiano, sviluppato dall’Università di Firenze.

Il centro di controllo dell’Esa-Esoc di Darmstadt in Germania ha acquisito regolarmente il segnale della sonda, che ha dispiegato i pannelli solari. Circa un’ora e mezza dopo il lancio ha eseguito il primo comando inviatogli da Terra iniziando, di fatto, la sua missione per lo studio del Sole.

Solar Orbiter fornirà le prime vedute delle inesplorate regioni polari del Sole da alte latitudini, fornendo una visione senza precedenti di come funziona la nostra stella madre: questa importante missione indagherà inoltre sulla connessione Sole-Terra, aiutandoci a meglio comprendere e prevedere i periodi burrascosi del meteo nello spazio.

Nel corso della missione, la navicella sfrutterà la gravità di Venere per avere la spinta per uscire fuori dal piano del Sistema Solare, offrendo nuove prospettive della nostra stella madre. Seguirà un’orbita ellittica intorno al Sole, passando entro l’orbita di Mercurio nel punto più vicino. La tecnologia all’avanguardia dello scudo termico garantirà che gli strumenti scientifici della navicella siano protetti, in quanto affrontano fino a 13 volte il riscaldamento dei satelliti in orbita terrestre.

Solar Orbiter utilizzerà una combinazione di dieci strumenti in-situ e di telerilevamento per osservare la turbolenta superficie solare, la sua calda atmosfera esterna e i cambiamenti del vento solare. La missione lavorerà anche con la sonda Parker Solar Probe della NASA, raccogliendo set di dati complementari che permetteranno di estrarre più scienza dalle due missioni di quanto ciascuna delle due potrebbe raggiungere da sola.

Per questa importante missione, essenziale per la comprensione dell’eliosfera e del suo impatto sulla Terra, Thales Alenia Space (Thales 67%, Leonardo 67%) si è trovata a fronteggiare nuove sfide da un punto di vista scientifico e tecnologico. Per prima: la protezione termica; per conto di Airbus Defense and Space ha infatti progettato e costruito lo scudo termico (HD) che proteggerà la sonda dalle altissime temperature a cui sarà sottoposta (oltre 500°).

Lo scudo termico (Heat Shield) è stato progettato per far fronte alla considerevole illuminazione solare, al freddo dello spazio profondo e alle sorgenti di calore interne, in modo da mantenere la temperatura operativa ottimale di tutta la strumentazione interna, uno dei quali, Metis, prodotto da Thales Alenia Space, congiuntamente con OHB Italia. Metis è un coronografo innovativo, progettato per fornire per la prima volta immagini in simultanea dell’intera corona solare in luce visibile polarizzata e ultravioletto in banda stretta. Metis fornirà una caratterizzazione dei componenti più importanti del plasma della corona e del vento solare che permetteranno di avere degli elementi per rispondere alle domande fondamentali sulle origini dei venti solari, sulle fonti di particelle energetiche solari e sull’eruzione e i primi cambiamenti nell’espulsione della massa coronale.