Le meduse possono irritare anche a distanza: nuova scoperta sul loro veleno

Le meduse possono irritare la pelle non solo a seguito del contatto con i tentacoli, ma anche tramite il rilascio di sostanze nell'acqua

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Le meduse possono irritare la pelle non solo a seguito del contatto con i tentacoli, ma anche tramite il rilascio di sostanze nell’acqua. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Communications Biology dai ricercatori dello Smithsonian Museum of Natural History, che hanno scoperto alcune strutture microscopiche nel muco rilasciato dalle meduse Cassiopea. Secondo quando riportano gli esperti, queste piccole strutture rilasciate nell’oceano, chiamate cassiosomi, sarebbero un elemento fondamentale nel processo di alimentazione degli animali.

Il contatto con questa specie di meduse non sarebbe particolarmente doloroso per i nuotatori umani, generando solo una fastidiosa sensazione di prurito, ma potrebbe essere fatale per le creature più piccole, che potrebbero restare paralizzate anche in assenza di contatto. Il team di ricerca ha analizzato il muco rilasciato dalle meduse, scoprendolo ricco di tossine.

È stata una scoperta attesa, ma sorprendente. Questo studio è un progetto nato diversi anni fa dalla curiosità del gruppo di ricerca, che ha sperimentato in prima persona il disagio di nuotare anche a distanza di un gruppo di meduse Cassiopea“, afferma Cheryl Ames del National Museum of Natural History. “Abbiamo identificato tre diverse tossine all’interno dei cassiosomi. Il veleno emesso dalle tossine non è mortale per l’essere umano, ma è risultato fatale per gamberetti e piccoli crostacei. Sappiamo ancora molto poco del veleno delle meduse, ecco perché la nostra scoperta è particolarmente eccitante“, dichiara Anna Klompen dell’Università’ del Kansas. “Inoltre, sebbene le meduse Cassiopea siano ben note da oltre due secoli, non avevamo conoscenze molto discontinue dei cassiosomi. Sapevamo anche che l’acqua a contatto con le meduse diventa pericolosa, ma non eravamo a conoscenza di cosa accadesse“, aggiunge Allen Collins della National Oceanic and Atmospher Administration.