Il caos regna sovrano: il Coronavirus fa discutere, preoccupa, tiene col fiato sospeso. Riuscire a sbrogliare la complicata matassa partita da Wuhan e giunta in molti altri paesi del mondo non è semplice. Ma forse, in questa Babele di informazioni più o meno attendibili, più o meno concrete, più o meno chiare, provare a dare ordine a quanto sta accadendo potrebbe essere l’unico modo per tentare di capirci qualcosa. Da profani e inesperti cittadini quali siamo.
Pariamo da lì dove tutto è iniziato: Wuhan, città che conta oltre 11 milioni di abitanti e che è situata nel cuore della Cina. Nel momento in cui è scoppiata l’epidemia ci si stava preparando per festeggiare il Capodanno e a inaugurare l’anno del Topo. Ma a fine dicembre i casi di polmonite virale, scoppiati nel mercato ittico locale, hanno iniziato a preoccupare: era appena iniziata una crisi dapprima negata dal regime, poi sottovalutata e infine ammessa, con colpevole ritardo.
Il MEDICO CHE ALLERTATO IL MONDO: ACCUSATO, CONTAGIATO E MORTO

PECHINO AVVERTE L’OMS PARLANDO DI “CONTROLLI EFFICACI”
Il giorno successivo alla denuncia di Li, il 31 dicembre, le autorità convocano una riunione di emergenza e avvertono l’Organizzazione mondiale della sanità del rischio. Ci vorrà però il 20 gennaio, con tre morti confermati, perché il presidente cinese, Xi Jinping, chieda finalmente di mettere in atto “controlli efficaci” per fermare l’epidemia di polmonite virale causata dall’ancora misterioso virus. Il medico che aveva dato l’allarma viene citato in un breve comunicato diffuso dai media cinesi.
NELL’HUBEI E’ LA QUARANTENA
Il 23 gennaio Wuhan e altre tre megalopoli dell’Hubei vengono poste in quarantena: bloccati tutti i trasporti pubblici. Il dottor Li viene riabilitato ma, dopo essere in contatto con altri pazienti, viene contagiato. Morirà in maniera repentina pochi giorni dopo.
PECHINO GETTA ANCORA ACQUA SUL FUOCO: DA XI JINPING ARRIVANO GLI AUGURI DI CAPODANNO
IL 28 GENNAIO FINALMENTE XI AMMETTE: “COMBATTIAMO CONTRO UN DEMONIO”
Il 28 gennaio interviene pubblicamente, per la prima volta, il presidente Xi e lancia l’allarme su “una situazione grave“. “Il virus è un demonio e non possiamo lasciare che il demonio si nasconda“, dichiara nel corso di un incontro a Pechino con il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. Xi promette una politica “aperta, trasparente e responsabile” nella pubblicazione delle informazioni, sia all’interno che rispetto agli altri Paesi.
XI INVITA AD AGIRE TEMPESTIVAMENTE, “E’ IL COMPITO PIU’ URGENTE”
Il 3 febbraio Xi invita medici e autorità locali ad agire tempestivamente e con risolutezza per contenere l’epidemia e lo definisce “il compito più urgente al momento” per la Cina. In una riunione del Politburo Xi sottolinea che “il risultato della prevenzione e del controllo dell’epidemia ha un impatto diretto sulle vite e sulla salute delle persone, sulla stabilita’ complessiva economica e sociale e sulle aperture del Paese“. Chi disobbedirà alle istruzioni o si sottrarrà “alle proprie responsabilità verrà punito“.
PECHINO SEMBRA DI NUOVO OTTIMISTA
Il 5 febbraio Pechino, non si sa bene su quali basi, sembra essere nuovamente ottimista: “La Cina è fiduciosa ed è in grado di contenere l’epidemia, ha messo in atto misure severe e sta raccogliendo i risultati“. Il 10 febbraio Xi, indossando una maschera protettiva, si reca pubblicamente in un centro per la prevenzione e il controllo dell’epidemia a Pechino dove viene sottoposto allo screening della temperatura corporea. “La situazione rimane molto grave e occorrono ferma fiducia, forte determinazione e misure più risolute per vincere la guerra del popolo contro l’epidemia, dichiara. Il capo di Stato elogia poi la città di Wuhan, che definisce “eroica” e prevede una “piena vittoria” nella lotta contro l’epidemia di Coronavirus. “Wuhan è una città eroica e il popolo dello Hubei e di Wuhan sono popoli eroici che non sono mai stati schiacciati da alcuna difficoltà e pericolo nella storia“, precisa.
XI INVIA I SUOI UOMINI NELL’HUBEI, DOPO AVER LICENZIATO IN TRONCO I VERTICI SANITARI E DEL PCC
I vertici sanitari vengono spediti a casa. Xi nomina un suo protetto, Chen Yixin, vice capo della task force attiva nell’Hubei per tenere sotto controllo l’epidemia. Il 13 febbraio vengono rimossi dai loro incarichi anche i vertici del Partito comunista cinese nella provincia dello Hubei e nel suo capoluogo, Wuhan.
